Pastrengo Agenzia Letteraria

Monthly Archives: Maggio 2025


racconto stella schito

la cicatrice

Un racconto di Stella Schito
Numero di battute: 2500

Ho una ferita in fronte. Ce l’ho da mesi ormai. Prima era solo un bozzo, poi si è aperta una linea dritta tutta gonfia, con dentro il sangue e ai bordi il pus. Ci metto sopra il disinfettante ma mica si rimargina, anzi peggiora, ogni giorno sanguina di più. E poi ho questi mal di testa del cazzo, da far implodere il cranio. Sono iniziati tre mesi fa, quando Paolo mi ha fatto quel discorso folle.

Se non avessi la fobia, andrei pure dal dottore. Solo per avere la certezza che è proprio colpa sua, di Paolo, e sbattergli in faccia che quando mi ha detto: io non posso stare con te, mi ha fatto ammalare di una cosa gravissima. Io ci ho provato a riprendermelo, ma lui mi diceva: sono un fallito, un depresso, un alcolizzato senza futuro, e non voleva. Non era mica una battuta, davvero non ci voleva stare con me, ed è sparito.

Io mi sono chiesta: adesso che si fa? E mi sono risposta: Niente si fa, non si fa niente. Ti alzi la mattina e la sera vai a dormire, come sempre. Però sono arrivati i dolori e il bozzo in testa, e io anche se vado a dormire non riesco a riposare.

«Niente si fa,
non si fa niente.»

Ma la gente se ne fotte che tengo questa malattia strana. Non c’hanno un briciolo di rispetto, e pure oggi, nella buca della posta, quella strega mi ha lasciato una minaccia: “Se stanotte sentiamo ancora colpi sul muro procederemo per vie legali”. Le ho pure tenuto il cane, l’anno scorso, a questa stronza. Prima era tutta gentile e da quando Paolo se n’è andato ha iniziato a minacciare.

E quali colpi poi? Io la notte provo solo a dormire e pure male, che mi sveglio con il letto vuoto e mi viene da piangere e la testa mi esplode.

C’avrà le allucinazioni, questa vecchia rimbambita. C’avrà i topi dentro ai muri. Che pure io trovo sempre i quadri spostati. La mattina li riaggiusto e il giorno dopo stanno ancora storti. E dietro a uno c’è una macchia rossa, che sembra sangue, tutta sopra il muro. Ma io non la voglio guardare a quella macchia, che mi fa stare male. E se ci penso a quella macchia la testa mi scoppia, e io non ci voglio pensare.

Tanto pure oggi devo uscire, devo mettere il cerotto in fronte e andare a lavorare.

Mi guardo nello specchio e la ferita sta sempre lì, me la tocco con le dita, piano piano, che diventa quasi una bella sensazione. Un giorno sarà una grossa cicatrice, di quelle con i bordi frastagliati.

E la gente mica potrà fare finta di niente, me lo dovrà chiedere per forza. E pure dopo vent’anni, pure dopo trenta, io gli dirò di Paolo che mi ha amata e io non riuscivo a lasciarlo andare.

schito stella

Stella Schito frequenta ancora l’università, studia Lettere Moderne. Per qualche anno ha collaborato con il Centro di Ricerca Pens (Poesia Italiana e Nuove Scritture). Il suo primo romanzo risulta tra i segnalati della XXXVI ed. del Premio Italo Calvino, ma non vuole provare a pubblicarlo perché ne sta scrivendo un altro, che spera essere migliore.

bonato agostino racconto

sull’ isola

Un racconto di Agostino Bonato
Numero di battute: 1873

«Oppure potrei fare un bel viaggio…»
Annuisco.
«Di quelli lunghi, sai? Alla fine non mi sono mai fermata finora.»
Affondo il cucchiaio nella zuppa.
«Anche se stessi via un mese o giù di lì non credo che per te sarebbe un problema, giusto? Fino a qualche anno fa stare distanti era la normalità per noi.»
Sospiro, sorridendo appena.

«Più che altro il problema potrebbero essere i miei. Non so come prenderebbero la cosa.»
Alzo le sopracciglia. Sono d’accordo, ma non dico niente.
«Dicono che il 2025 sarà uno dei migliori anni per andare in Giappone. Roba che con solo quattro o cinquecento euro te la puoi cavare… per il volo intendo.»
Un’altra cucchiaiata.

«Sei molto silenzioso stasera. È tutto ok?»

«Altrimenti non saprei. So solo che aspettare con le mani in mano non è da me.»
Tutto vero. Spezzo una fetta di pane.
«Sei molto silenzioso stasera. È tutto ok? Sei stanco dal lavoro?»
Annuisco di nuovo.

Fisso le briciole sul tavolo. Bianche, sopra al blu scuro della tovaglia, sembrano isole. Quelle isole piccole e aride, polverose e scottate dal sole estivo.

Lungo le ripide viuzze di un paesino di pietra, in piedi, ci sono io. La luce è intensa e attorno a me sento solo il lontano rumore del mare. Per un attimo il vento ha smesso di soffiare, lasciando l’aria immobile e piatta. Mia madre, pochi metri davanti a me, si gira a guardarmi. È giovane: la pelle sul viso è tonica e compatta, mentre i capelli sono lunghi e castani.

«Perché ti sei fermato?»
Mi tende la mano.
«Dai, che fa caldo! Non startene lì impalato.»

Mi giro e mi guardo attorno: non c’è anima viva tra queste case. Dalle caviglie, strisciante e silenziosa come quella volta, sento l’angoscia cominciare ad avvolgermi. Vorrei urlare e piangere, ma in questo silenzio suonerebbe troppo strano. Dovrei dare delle spiegazioni che la mia voce non è in grado di esprimere.

«Sei stanco?»
La voce di mamma è tranquilla. Meglio così: non voglio che si arrabbi.
Annuisco.

Bonato

Agostino Bonato è nato nel 1996 in provincia di Vicenza, ma vive a Torino. Si è laureato in storia, ha insegnato alle elementari e lavorato come operaio (in questo preciso ordine). Almeno una volta all’anno deve riguardarsi Shrek.

racconto luigia brandimarte

sorella

Un racconto di Luigia Brandimarte
Numero di battute: 2479

Sorella arriva. Sorella non richiesta, cane bastava. Sorella è piccola. Sorella in ospedale, madre in ospedale, padre in ospedale, sorella maggiore dai nonni. Sorella è ancora piccola. Sorella in ospedale, madre in ospedale, padre in ufficio, sorella maggiore da altri nonni. Sorella a casa, sorella dorme con madre e padre, sorella maggiore dorme sola. Sorella piange, madre allatta, padre lavora, cane abbaia, sorella piange. Sorella cresce, madre in ufficio, padre in ufficio. Sorella quattrocchi, sorella brutta, sorella adottata, sorella piange, chiedi scusa, sorella maggiore dice scusa, padre in ufficio.

Sorella non è sorella maggiore, signora, sorella non studia, sorella si ammala. Sorella asina, sorella deficiente, sorella stupida, sorella piange, chiedi scusa, sorella maggiore dice scusa, padre in ufficio. Sorella perde occhiali, madre in collera, padre in ufficio, sorella maggiore ride, sorella piange, chiedi scusa, sorella maggiore dice scusa, padre in ufficio.

«Sorella arriva. Sorella non richiesta, cane bastava.»

Sorella va in bici, sorella va in discesa, sorella va veloce, sorella maggiore taglia freni, sorella in ospedale, madre in ospedale, chiedi scusa, sorella maggiore dice scusa, padre in ufficio. Sorella mette rossetto, sorella mette gonna, sorella mette tette, sorella mette sorriso, sorella maggiore parte. Madre in ufficio, padre in ufficio, sorella in discoteca. Sorella felice. Sorella matura, sorella parte, sorella in stanza con sorella maggiore. Sorella cerca altri letti. Sorella lascia Carlo, Carlo piange. Sorella lascia Marco, Marco piange. Sorella lascia Pietro, Pietro piange. Michele lascia sorella, sorella piange.

Sorella torna da sorella maggiore, sorella maggiore ha amica, sorella dorme sul divano, sorella piange, sorella non mangia, sorella cerca altri letti, sorella non passa esame. Sorella resta sul divano. Sorella maggiore ignora. Madre in ufficio, padre in ufficio. Sorella maggiore passa esami. Sorella esce, sorella beve, sorella fuma, sorella scompare. Sorella torna, sorella magra, sorella brutta, sorella fuma, sorella beve, sorella esce. Sorella maggiore ignora. Madre in ufficio, padre in ufficio.

Sorella maggiore è dottoressa. Madre arriva, padre arriva, sorella torna, festa per sorella maggiore dottoressa. Madre in ufficio, padre in ufficio. Sorella via, sorella non torna, sorella non torna, sorella non torna, sorella dov’è? Arriva madre, arriva padre, arriva polizia. Sorella in ospedale, madre in ospedale, padre in ospedale. Sorella maggiore chiede scusa.

Luigia Brandimarte_B_N

Luigia Brandimarte lavora di giorno, scrive di notte. Si potrebbe dire che lavora in estate e scrive in inverno, visto che vive a Stoccolma. Ma non è vero. Al Politecnico ci va tutti i giorni da oltre dieci anni e a scrivere ha iniziato da poco. Un suo racconto è stato di recente pubblicato su Wertheimer rivista e a breve ne uscirà uno su Narrandom.