Un racconto di Stella Schito
Numero di battute: 2500
Ho una ferita in fronte. Ce l’ho da mesi ormai. Prima era solo un bozzo, poi si è aperta una linea dritta tutta gonfia, con dentro il sangue e ai bordi il pus. Ci metto sopra il disinfettante ma mica si rimargina, anzi peggiora, ogni giorno sanguina di più. E poi ho questi mal di testa del cazzo, da far implodere il cranio. Sono iniziati tre mesi fa, quando Paolo mi ha fatto quel discorso folle.
Se non avessi la fobia, andrei pure dal dottore. Solo per avere la certezza che è proprio colpa sua, di Paolo, e sbattergli in faccia che quando mi ha detto: io non posso stare con te, mi ha fatto ammalare di una cosa gravissima. Io ci ho provato a riprendermelo, ma lui mi diceva: sono un fallito, un depresso, un alcolizzato senza futuro, e non voleva. Non era mica una battuta, davvero non ci voleva stare con me, ed è sparito.
Io mi sono chiesta: adesso che si fa? E mi sono risposta: Niente si fa, non si fa niente. Ti alzi la mattina e la sera vai a dormire, come sempre. Però sono arrivati i dolori e il bozzo in testa, e io anche se vado a dormire non riesco a riposare.
«Niente si fa,
non si fa niente.»
Ma la gente se ne fotte che tengo questa malattia strana. Non c’hanno un briciolo di rispetto, e pure oggi, nella buca della posta, quella strega mi ha lasciato una minaccia: “Se stanotte sentiamo ancora colpi sul muro procederemo per vie legali”. Le ho pure tenuto il cane, l’anno scorso, a questa stronza. Prima era tutta gentile e da quando Paolo se n’è andato ha iniziato a minacciare.
E quali colpi poi? Io la notte provo solo a dormire e pure male, che mi sveglio con il letto vuoto e mi viene da piangere e la testa mi esplode.
C’avrà le allucinazioni, questa vecchia rimbambita. C’avrà i topi dentro ai muri. Che pure io trovo sempre i quadri spostati. La mattina li riaggiusto e il giorno dopo stanno ancora storti. E dietro a uno c’è una macchia rossa, che sembra sangue, tutta sopra il muro. Ma io non la voglio guardare a quella macchia, che mi fa stare male. E se ci penso a quella macchia la testa mi scoppia, e io non ci voglio pensare.
Tanto pure oggi devo uscire, devo mettere il cerotto in fronte e andare a lavorare.
Mi guardo nello specchio e la ferita sta sempre lì, me la tocco con le dita, piano piano, che diventa quasi una bella sensazione. Un giorno sarà una grossa cicatrice, di quelle con i bordi frastagliati.
E la gente mica potrà fare finta di niente, me lo dovrà chiedere per forza. E pure dopo vent’anni, pure dopo trenta, io gli dirò di Paolo che mi ha amata e io non riuscivo a lasciarlo andare.
Stella Schito frequenta ancora l’università, studia Lettere Moderne. Per qualche anno ha collaborato con il Centro di Ricerca Pens (Poesia Italiana e Nuove Scritture). Il suo primo romanzo risulta tra i segnalati della XXXVI ed. del Premio Italo Calvino, ma non vuole provare a pubblicarlo perché ne sta scrivendo un altro, che spera essere migliore.