Pastrengo Agenzia Letteraria

Monthly Archives: Luglio 2021


giacomo
taggi

Giacomo Taggi (1993) è laureato in Filosofia e ha frequentato il Master in International Screenwriting and Production dell’Università Cattolica di Milano. Lavora per la casa di produzione Palomar, dove si occupa di sviluppo e realizzazione di film e serie tv per il mercato internazionale.

Ha pubblicato il romanzo L’onda (L’erudita, 2017) e sceneggiato i documentari Storia probabile di un angelo (2017) e Isole d’Istanti (2019). Scrive di cinema sulla rivista online «La settima arte».

stella
poli

Stella Poli (1990) è assegnista di ricerca all’Università di Pavia. Insegna Editing del testo poetico per Masterbook (IULM). È redattrice di «Trasparenze» e della «Balena Bianca».

Suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste, fra cui «inutile», «’tina», «Narrandom», «Efemera», «L’inquieto». Ha pubblicato con Guido Casamichiela una raccolta di racconti, Cucchiai. Un’antologia di fallimenti (Le piccole pagine, 2019).

Il suo romanzo d’esordio è La gioia avvenire (Mondadori, 2023, finalista alla XXXIV edizione del Premio Calvino).


 

libri rappresentati

Tutti i nostri premi
Racconti edizioni
AAVV
giugno 2023
pp. 351

Racconto presente nel volume collettivo

La gioia avvenire
Mondadori
gennaio 2023
p. 120

Finalista XXXIV edizione del Premio Calvino
Finalista Premio Fondazione Megamark 2023
Finalista Premio Zocca Giovani 2024

stefania coco scalisi racconto

facciamo un gioco?

Un racconto di Stefania Coco Scalisi
Numero di battute: 2489

«Facciamo un gioco?» le chiese.
«Che gioco?»
«Se indovino che carta sceglierai dal mazzo, mi dai un bacio.»
Indovinò. E si baciarono.

«Facciamo un gioco?» le disse un giorno, tanto tempo dopo essersi baciati.
«Che gioco?»
«Se indovino la tua carta, tu mi sposi.»
«Ma guarda che sposarsi mica è una cosa che si può decidere così. Dobbiamo parlarne per bene, dobbiamo capire se siamo fatti l’uno per l’altra, mica si può fare così!»
«Va bene, ok. Ma tu intanto scegli la carta.»
Si sposarono. Una cerimonia semplice e allegra, con pochi invitati. Tutti mangiarono e ballarono. Fu una bella giornata.

«Facciamo un gioco?» le chiese.
«Che gioco? Guarda che tanto lo so che le tue carte sono truccate.»
«Va bene allora. Usiamo una monetina. Testa o croce?»
«Che si vince?»
«Se esce testa facciamo un bambino!»
«Ma questa è bella! Ho sentito di bambini nati sotto il cavolo e addirittura di bambini portati dalla cicogna, ma di bambini decisi dalla sorte proprio mai.»
«C’è sempre una prima volta, non credi?»

«C’è sempre
una prima volta,
non credi?»

Uscì testa. Nacque un bambino, il primo bambino nato da una monetina. Ma non parve accorgersene. Crebbe abbastanza sereno, con una strana passione per le scommesse (una cosa piuttosto inevitabile, a pensarci bene). Il padre gli insegnò tutto quello che sapeva sui giochi di prestigio, che erano stati la sua fortuna. La madre si preoccupò di dargli anche qualche regola, e di farlo crescere forte e gentile.

Gli anni passarono e furono tante altre le decisioni prese facendo un gioco: l’auto da comprare, dove trascorrere le vacanze, prendere un cane oppure un gatto. Per alcuni quel modo di vivere era folle. Per loro, la normalità. La più semplice che potessero immaginare. In fin dei conti – pensavano – del destino ci si poteva fidare. E fu così anche per il loro figlio, ormai adulto. Quando, terminata la scuola, si ritrovò a non sapere scegliere tra le due facoltà che più lo interessavano, usò anche lui una monetina per decidere. E come suo padre, convinse la donna di cui era innamorato a sposarla con un gioco di magia. Una tradizione di famiglia, insomma, che continuava a ripetersi nel tempo.

«Facciamo un gioco?» le chiese.
«Cosa hai detto?» urlò lei.
Erano entrambi molto anziani e ormai non ci sentivano più tanto bene.
«Scegli una carta» urlò lui più forte.
«Ancora? Ma non ti sei stancato?»
«Ti prometto che questa è l’ultima volta. Su, scegli una carta!»
«E se indovini?»
«Se indovino ti prometto che non passeremo mai un giorno senza l’altro.»

Ovviamente indovinò. Anche quell’ultima volta.

stefania coco Scalisi Bio

Stefania Coco Scalisi nasce a Catania, ma presto sente forte il fascino di luoghi lontani. Laureata in Relazioni internazionali, ha vissuto in tante città e tre continenti, per approdare a Bologna, dove oggi lavora. Ha pubblicato racconti per diverse riviste e, nel 2019, il suo primo romanzo, La Democrazia della felicità (Scatole parlanti).

potenza antonio racconto

il giardino di eva

Un racconto di Antonio Potenza
Numero di battute: 2124

Nel centro del paese ruderi abbandonati persistono all’urbanizzazione. Con i loro mattoni di pomice, sembrano cadaveri sbiancati. Le loro pietre raccontano notti antiche. Al loro interno pare proliferi vegetazione primigenia e fichi preistorici, dall’esterno ogni tanto dicono aver scorto Adamo compiere il primo peccato. Ma in paese le voci girano e alla fine si convincono che il fattaccio l’abbia compiuto Eva.

A pochi passi da corso XXIV Maggio, la piccola radura cresce sporgendo oltre i lembi di pietra. Dal marciapiede opposto gli abitanti vedono solo le guglie dei pini. La loro maggior preoccupazione, riguardo il quadrato di terra, è capire di chi sia quel fondo. Non conoscono il termine esatto in italiano, tanto meno conoscono il nome del proprietario.

«Le loro pietre raccontano
notti antiche.»

La questione un giorno arriva persino al sindaco che non trova nessun padrone nell’archivio del paese. Così, libero da qualsiasi potestà, quel giardino diventa terra di conquista. Attorno alle mura del vetusto lenzuolo di terra, s’accalcano i curiosi vantando improvvisamente proprietà nuove e improbabili. Un temerario sfonda la porticina in rame arrugginito, tutti entrano: la vegetazione è cresciuta in un modo apparentemente disordinato ma rispettando il principio di abitabilità, conifere nordiche svettano in alto a fianco a querce altrettanto vertiginose. Di fronte ai loro occhi il sottobosco si arriccia con l’edera, dallo stomaco umido del bosco filtra una brezza umida. E difatti è un brivido alle caviglie ad avvertirli. Si voltano spaventati quando la porticina si chiude con un tonfo.

Grideranno per anni, ma nessuno li sentirà. Rimarranno incastrati, finché fuori non avranno nuovamente da ridire. Passeranno lustri, poi secoli e quell’anfratto arcaico disturberà il decoro plastico dei grattacieli. Altri proveranno a scalarne le mura. Bestie ostinate, entreranno e quelli già prigionieri non saranno più soli. Il solito vecchietto ne spierà le crepe: ma guarda te Eva, dirà.

Ma la verità è che nell’unico giardino della metropoli ho visto Adamo, dice il nonno tutte le volte che mi racconta di quelle vecchie mura vicine a corso XXIV Maggio.

potenza antonio bio

Antonio Potenza (1993) è nato in provincia di Lecce. I suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, La Nuova Carne, Morel-Voci dall’Isola, Rivista Blam, Suite Italiana, Spore e Lahar Magazine, Il Rifugio dell’Ircocervo. Altri saranno pubblicati da Piegàmi, Voce del Verbo, Micorrize e Formicaleone. È stato editor di Sundays Storytelling. Ha fondato Salmace.