Un racconto di Agostino Bonato
Numero di battute: 1873
«Oppure potrei fare un bel viaggio…»
Annuisco.
«Di quelli lunghi, sai? Alla fine non mi sono mai fermata finora.»
Affondo il cucchiaio nella zuppa.
«Anche se stessi via un mese o giù di lì non credo che per te sarebbe un problema, giusto? Fino a qualche anno fa stare distanti era la normalità per noi.»
Sospiro, sorridendo appena.
«Più che altro il problema potrebbero essere i miei. Non so come prenderebbero la cosa.»
Alzo le sopracciglia. Sono d’accordo, ma non dico niente.
«Dicono che il 2025 sarà uno dei migliori anni per andare in Giappone. Roba che con solo quattro o cinquecento euro te la puoi cavare… per il volo intendo.»
Un’altra cucchiaiata.
«Sei molto silenzioso stasera. È tutto ok?»
«Altrimenti non saprei. So solo che aspettare con le mani in mano non è da me.»
Tutto vero. Spezzo una fetta di pane.
«Sei molto silenzioso stasera. È tutto ok? Sei stanco dal lavoro?»
Annuisco di nuovo.
Fisso le briciole sul tavolo. Bianche, sopra al blu scuro della tovaglia, sembrano isole. Quelle isole piccole e aride, polverose e scottate dal sole estivo.
Lungo le ripide viuzze di un paesino di pietra, in piedi, ci sono io. La luce è intensa e attorno a me sento solo il lontano rumore del mare. Per un attimo il vento ha smesso di soffiare, lasciando l’aria immobile e piatta. Mia madre, pochi metri davanti a me, si gira a guardarmi. È giovane: la pelle sul viso è tonica e compatta, mentre i capelli sono lunghi e castani.
«Perché ti sei fermato?»
Mi tende la mano.
«Dai, che fa caldo! Non startene lì impalato.»
Mi giro e mi guardo attorno: non c’è anima viva tra queste case. Dalle caviglie, strisciante e silenziosa come quella volta, sento l’angoscia cominciare ad avvolgermi. Vorrei urlare e piangere, ma in questo silenzio suonerebbe troppo strano. Dovrei dare delle spiegazioni che la mia voce non è in grado di esprimere.
«Sei stanco?»
La voce di mamma è tranquilla. Meglio così: non voglio che si arrabbi.
Annuisco.
Agostino Bonato è nato nel 1996 in provincia di Vicenza, ma vive a Torino. Si è laureato in storia, ha insegnato alle elementari e lavorato come operaio (in questo preciso ordine). Almeno una volta all’anno deve riguardarsi Shrek.