Pastrengo Agenzia Letteraria

Monthly Archives: gennaio 2021


tosi luca racconto

l’antica terra della libertà

Un racconto di Luca Tosi
Numero di battute: 2358

Sono tempi che alle persone gli è scivolata la testa dal collo. Scuole dell’obbligo, università: siamo pieni di istruiti. Tutta gente che ha tenuto una corona d’alloro sulla capoccia. Ma trovare uno che pensa con la sua testa è raro. Mi chiedo: i pensieri che faccio sono miei o no? Ognuno ha le sue magagne, ovvio. Però c’è una questione che sta sopra tutto. Ho l’impressione che ultimamente non ci pensi nessuno. La libertà, dico. Che ti vien da pensare, urca! Paroloni.

A me vengono in mente i giaguari che galoppano sulla terra arida. Ma uomini liberi non riesco a immaginarli. Ho dovuto far sacrifici, io. Braccine corte per anni; ristorante una volta a settimana e zero vacanze. Scoccia, ad agosto, quando gli altri vanno a Ibiza e tu inchiodato a casa. Però adesso, se qualcuno mi chiedesse, cos’è per te la libertà? Una risposta ce l’avrei. Scendere in garage, dalla mia Cagiva. Le accarezzo la sella, do un colpo di spugna al telaio, così brilla. La metto in moto, solo un paio di minuti. Mi scalda il sangue.

Sgobbo tutta la settimana, ma la domenica arriva sempre. La tiro fuori, di mattina, e parto. Vado a San Marino, là le strade sono disegnate bene e alla dogana c’è quel cartello enorme: “Benvenuti nell’antica terra della libertà”. Ogni volta mi si rizza il pelo.

«Ogni volta
mi si rizza il pelo.»

Con l’asfalto che si srotola sotto e l’aria che mi pulisce, sto benissimo. Domenica, appena arrivato a San Marino, ho parcheggiato vicino a un parco e mi son messo a petto nudo. C’ero solo io. Occhi chiusi in fronte al sole, la luce mi trapassava; un giallore entrava a dipingermi il cervello. Ho pensato: ha fatto il suo tempo, Berlusconi, ma chissà come mai i suoi partiti li aveva chiamati Casa delle Libertà e Popolo della Libertà. Poi ho riaperto gli occhi, e sulla mia mano c’era una coccinella. Una meraviglia, così piccola. Come si fosse agitata per un qualche motivo, ha sbattuto le ali ed è volata via. Mi sono rimesso il casco, e accesa la Cagiva stavo per ripartire.

Di botto mi è salita l’ansia: la domenica già sul finire, un’altra settimana che comincia, dover lavorare, e bagarre di noie che mi trascino dietro. Sono pensieri che mi chiudono sotto assedio. Ho avuto paura di soffocare dentro il casco. Subito me lo son tolto, e nel buttarlo a terra, la visiera che si spaccava, ho capito una cosa: come si starebbe bene, senza testa. Quella sì, sarebbe libertà.

tosi luca io

Luca Tosi è nato a Cesena nel 1990. Vive a Bologna e lavora come ghostwriter. Suoi racconti sono apparsi su Futura (Corriere della Sera), Il primo amore, Nazione indiana, Crapula, Verde, Tuffi, Lahar magazine, inutile, Zest letteratura sostenibile e altri.

manzoni elisabetta racconto

persone infelici

Un racconto di Elisabetta Manzoni
Numero di battute: 1633

Achille è morto. Achille non è mai esistito. Achille ci manca, ci è sempre mancato. Achille è in te, e per questo vattene. Achille è questo e quello. Achille è tanto ridotto a poco. Achille è ciò che Patroclo voleva, ciò che Patroclo ha avuto, ciò che Patroclo ha lasciato. Achille l'ha perso. Noi abbiamo perso Achille. Tutti perdono qualcosa.

Achille se ne va.

Achille ritorna. È il pericolo di partire, tornare. Noi guardiamo indietro; lì c’è Achille. Lui guarda avanti, quanta strada ancora. Achille ci prova, Achille si arrende. Se ne va. Achille ritorna.

«Achille se ne va.»

Ritorna anche tu. Ritorna se puoi. Achille non c’è. Patroclo attende. Briseide spera.

Achille soffre. Patroclo sa che torna. Briseide non lo conosce abbastanza.

Esci, Achille. Fatti vedere. Il più delle volte chi è forte lascia vivere gli altri.

Patroclo parte. Achille ritorna. Briseide piange. Piange chi soffre. Piange chi ama, chi vuole. Tu non piangere, piange lei per te. Tutte le lacrime del mondo in una delle sue.

Patroclo non c’è. Achille attende. Briseide è forte.

Patroclo soffre. Achille ha paura. Briseide non ne è sicura.

Achille, Achille. Scendi da quel ponte. Achille, posa quella spada. Achille, Achille. Sii forte. Ti insegna Briseide. Achille, non amare così tanto. Achille, lascia andare quel veleno.

Patroclo torna. Achille guarda indietro. Achille, guarda. Achille, indietro. Achille è felice. Achille ora è.

E Patroclo lo guarda. Guarda il mare. Guarda il vino. Guarda il mare colore del vino. Achille stai qui. Achille scendi, Achille vieni, Achille resta.

Briseide non se ne va. Briseide ha sofferto. Briseide resta.

È la storia delle persone infelici.

manzoni elisabetta bio

Elisabetta Manzoni (2005) nasce a Torino. Dopo aver frequentato un corso di scrittura narrativa alla Scuola Holden, pubblica un suo testo nel libro L’adolescenza è uno stato digitale (Scuola Holden 2019, a cura di Domitilla Pirro e Francesco Gallo). Pubblicherà un suo racconto nel progetto “Lo Zibaldone del tempo sospeso” e un altro nel secondo volume di L’adolescenza è uno stato digitale.

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qualcosa di brutto

Un racconto di Gianmarco Perale
Numero di battute: 2423

Ho rincorso Matteo e gli ho toccato la spalla. Era il mio migliore amico. Grasso, con gli occhiali e pieno di brufoli. Si è girato. Avevo il fiatone.
«Respira. Che succede?» ha detto.
«Ti dico una cosa. Non la devi dire a nessuno. Okay?»
«Sì.»
Ero tutto sudato. I corridoi del Liceo Ungaretti erano vuoti. Mi sono appoggiato al muro e ho ripreso fiato. Matteo è venuto più vicino e ha detto: «Stai bene?».

«È un segreto. Capito?»
«Ho lezione, adesso. Con la Farinato. Parliamo dopo?»
«No. È successa una cosa.»
«Cioè?»
«Ero in bagno con Lucrezia, prima. Mi hai visto?»
«Al bar. Perché?»
«Poi siamo andati in bagno.»
«Vi siete baciati?»

Mi sono guardato intorno.
«Sì. E non solo.»
Matteo ha sorriso e gli ho afferrato il braccio.
«Non ridere. È grave. Mi ascolti?»
Non capiva.
«L’ho toccata. Capisci?»
«Okay. E che problema c’è?»

«Ti dico una cosa.
Non la devi dire a nessuno. Okay?»

Silenzio.
«Le ho messo le mani lì.»
«Dentro o fuori?»
«Dentro.»
Silenzio ancora. Anche Matteo si è guardato attorno.
«Okay. E non le è piaciuto?» ha detto.
Ci siamo scrutati per qualche secondo.
«Non lo so. Non voleva, credo.»
«In che senso?»
Non ho risposto e ho messo le mani sulla faccia.
«Voleva o non voleva?» ha detto.
«All’inizio, sì. Poi no.»

Sono passate due ragazze della quinta C, e le abbiamo salutate.
«Spiegami. Ti ha detto di sì, o di no?»
«Prima sì, e poi no.»
«Cioè?»
«Prima l’ho toccata, da fuori.»
«Okay. E voleva?»
«Sì. Credo di sì.»
«Sicuro?»
«Sì.»
«E poi?»
«E poi sono entrato.»

In corridoio faceva freddo.
«Okay. E ti ha fermato?» ha detto.
«No. Cioè, sì. A parole, però.»
«E tu hai continuato?»
Avevo il magone. Mi veniva da vomitare.
«Sì. Diceva di no, ma non si toglieva. Capisci?»

Matteo si è grattato la guancia e ha fatto sì con la testa.
«Poi si è messa a piangere, ed è uscita dal bagno. Ho sbagliato?» ho detto.
Silenzio.
«Non lo so. Ha esagerato lei, magari. No?» ha detto.
«Non lo so. Dici?»
«Può essere. Ti ha detto altro?»
«No.»

Ci ha pensato un attimo.
«Ha detto che lo diceva a qualcuno?»
«No.»
«E vi ha visti qualcuno?»
«Solo al bar.»
«Sicuro?»
«Sì.»
Mi ha messo il braccio attorno al collo e ha detto: «Fai finta di niente. Okay?».
«Le chiedo scusa?»
«No. Zero. Fai finta di niente.»

A un tratto la bidella si è avvicinata, magra e naso a befana. Ha detto: «Perché non siete in classe?».
Matteo mi ha guardato, e poi ha guardato lei.
«Lui sta male. Forse ha la febbre. Vorrebbe andare a casa.»
La bidella mi ha fissato per qualche secondo.
«Stai male?» ha detto.
Ho incrociato lo sguardo di Matteo.
«Sì. Voglio andare a casa.»

Perale Gianmarco Bio

Gianmarco Perale ha trentadue anni, viene dalla provincia di Venezia e vive a Milano, dove ha frequentato la scuola Belleville. Il suo romanzo d’esordio è Le cose di Benni, in uscita per Rizzoli il 19 gennaio 2021.