Un racconto di Simona Visciglia
Numero di battute: 2376
Il patto era questo: un giorno di silenzio a settimana.
Ultimamente in casa nostra le parole si schiantavano sul pavimento meglio e più disastrosamente delle porcellane, che in realtà non avevamo mai distrutto. Troppo civili per farlo. Per il resto, non ci risparmiavamo più nulla. Bastava una tazzina di caffè dimenticata sul tavolo per innescare una valanga di recriminazioni, rancori vecchi e nuovi. Odio in tutte le forme che l’odio può assumere.
Come se non ci fossimo mai amati.
O come se ci fossimo amati troppo da non reggere più allo sfaldamento di quella che consideravamo una storia da film romantico.
Non ci si può amare al sicuro.
Ci avevamo provato, escludendo tutto il resto. Chiusi in una bolla di ti amo e null’altro: una trappola emotiva che ci aveva risucchiato dentro, inesorabilmente.
«Non ci si può amare al sicuro.»
Non ricordavamo neanche più quando questa ingenua perfezione si fosse incrinata.
Con tutte le cattiverie che ci eravamo urlati contro avevamo perso di vista l’inizio della fine.
I primi mesi, ma forse anche anni, restavamo semplicemente avvinghiati l’uno all’altra, senza farci domande, senza dare nomi alle cose, fidandoci della nostra pelle. Senza parole. Poi erano arrivate tutte insieme, giuste, sbagliate, vomitate addosso, pensate, nascoste.
E si vede che noi non eravamo fatti di parole.
Una sera, dopo l’ennesima lite senza sostanza, era calato il silenzio.
Può capitare. Di solito il passo successivo sarebbe l’uscita di scena: c’è sempre qualcuno che fa le valigie e se ne va.
Noi no, avevamo impacchettato le nostre voci e avevamo messe quelle alla porta.
Riuscivamo a sentire di nuovo il ticchettio fastidioso del rubinetto del bagno che perdeva; il cane del vicino che abbaiava sul balcone; il traffico della strada sotto casa. E i nostri respiri.
«Proviamo a non parlare per un po’?»
«Almeno per un giorno a settimana.»
Avevamo deciso qualcosa insieme.
Erano seguite settimane schizofreniche e innaturali.
Un’altalena di momenti bui, di domande a cui rispondevamo casualmente, la logica inghiottita dal bisogno di ferirci.
Fino alle tregue afone, in cui rincorrevamo le nostre ragioni, ma senza dircelo.
Prigionieri di noi stessi e del nostro patto, con l’istinto di resistere ai giorni, tutti.
Lunedì non ti sopporto
martedì lasciami in pace
mercoledì è colpa tua
giovedì hai superato ogni limite
venerdì non ricominciare con questa storia
sabato ti odio
domenica… (ti amo).
Simona Visciglia ha un lavoro part-time e una grande passione per la scrittura. Ha pubblicato racconti brevi su riviste e blog. Nel 2023 ha vinto il concorso Racconti nella Rete e nel 2024 ha fatto il bis, ma nella sezione cortometraggi (il soggetto è diventato un corto realizzato dalla Scuola di Cinema Immagina di Firenze).