Pastrengo Agenzia Letteraria

racconto Lorenzo Zerbola

piccola storia di un impazzimento

Un racconto di Lorenzo Zerbola
Numero di battute: 2380

molto deve provare
di grato e d’ingrato chi a lungo qui
in questi giorni di conflitto fa uso del mondo.
Beowulf, vv. 1060-1062

 

Non appena sveglio andò automaticamente in bagno e, aspettando lo stimolo necessario per cagare, si mise a leggere l’etichetta dello shampoo. Appena poco più tardi, dieci o quindici minuti circa, catapultato nel solito traffico delle sette e mezza, si rese di conto di non ricordare più quella strana parola che deve anche aver pronunciato, seduto sulla tavola del cesso, nel tentativo di masticare qualcosa dal suono sconosciuto, duro come un granello di pietra. O meglio, era sicuro di ricordarla, di poterla scrivere addirittura, ma a forza di ripeterla e visualizzarla era come se ne avesse perso il pur piccolo significato, la polpa; e gli rimase solo il dubbio.

Passò poi l’intera giornata come al solito, in un ufficio. Tornato a casa, si rese conto che il coinquilino, in uno dei suoi imprevedibili raptus germofobici, aveva pulito casa e buttato tutti i flaconi vuoti che da qualche settimana arredavano il ripiano della doccia.

«Il flacone non c’era, era finito.»

Non andò al supermercato di proposito, ma per necessità generale, anche se poteva rimandare ancora di qualche giorno. Seguì passivamente un’immutabile lista mentale della spesa, intanto che con l’occhio cercava la corsia dei prodotti igienici, senza mai trovarla dove si aspettava – dovevano aver riorganizzato le corsie, come ogni settimana. Chiese indicazioni a un cliente qualsiasi, che non gli rispose, e infine a un commesso che, senza dire nulla, gli indicò un punto con il dito.

Il flacone non c’era, era finito.

Prima di addormentarsi, pensò ancora una volta a quella parola vuota e sconosciuta, ma non si preoccupò di non riuscire a ricordarla, di averla forse persa per sempre.

Col passare del tempo, si fece sempre più silenzioso, risucchiato da quella cancellatura simile al tassello mancante di un puzzle immenso, lasciandosi pian piano andare a una vita scandita da impulsi che automaticamente lo svegliavano, lo staccavano da una sedia o un sedile, gli permettevano di attraversare la strada senza essere investito da veicoli urlanti; pulsazioni che lo facevano accedere a nuove schermate di impalpabili home e sezioni, aprire i nuovi ma superficiali messaggi, in un grigio silenzio assoluto di veloci video insignificanti.

E i contorni delle cose si liquefacevano tra le mani di chiunque, frattanto.

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Lorenzo Zerbola (1993) scrive racconti (alcuni sono stati pubblicati su Verde e L’Inquieto) e fa l'insegnante in una scuola appenninica. Col passare del tempo ha perso il suo famoso piede destro, forse a causa di quella che tutti chiamano sedentarietà della vita. Permane sonnolento. Ciò che lo contraddistingue maggiormente, dicono, è la sua capacità di dare ottime indicazioni stradali.