Pastrengo Agenzia Letteraria

racconto pascazio

sabaudia

Un racconto di Alberto Pascazio
Numero di battute: 2498

Ho fatto mettere le transenne in piazza. Mi è costato diecimila euro, ma ho strappato la dicitura “evento privato”. Verso le sei sono tornato dalla spiaggia e ho preso un cono: nutella e panna. Poi, sono andato al concerto.

Le sedie sono già tutte sistemate: seicento posti vuoti. La cover band di Ramazzotti mi ha chiesto mille euro, ci siamo accordati sugli otto. Per ricreare l’atmosfera di un’estate fa, ho lasciato che qualcuno potesse entrare. Vecchi, soprattutto, cui qualche figlio in bermuda, con un pupo in braccio, porta di tanto in tanto un pezzo di pizza o un supplì.

La band sale sul palco per il soundcheck, io prendo una birra al bar sotto i portici. Sulle colonne accampano le foto della Sabaudia storica: la bonifica, le famiglie, le dune. Sulla settima colonna a sinistra, partendo dal mare, c’è un ritratto della nonna di Giulia: è bella come l’attrice di un film muto. Adesso sta morendo.

«Seicento
posti vuoti.»

Mi siedo e il cantante saluta il pubblico. Non c’è nessuno, ma gli ho chiesto di fare così: di fare esattamente come l’ultima volta. Attaccano a suonare ed è atroce. Lui simula una voce nasale, i vecchi tossiscono, il sale mi pizzica addosso. È tutto perfetto perché è tutto come allora. Urla: «più bella cosa non c’è…», poi porge il microfono verso la platea. Rispondo, da solo: «Più bella cosa di teee».

I bambini ridono. Le squallide promesse dell’estate adulta sono già pronte a essere tradite dalla noia, dal cibo a buon mercato, da un’altra – l’ennesima – serata tranquilla. Era così che mi piaceva: il futuro uguale, la noia borghese che non avevo mai avuto, il vezzo di fare qualcosa di brutto, per ridere. Me l’ero conquistata quella vita. Godevo delle nuove felicità come si fa con le bestie esotiche: oh che bizzarro, una cosa nuova, una cosa bella.

Quand’ero piccolo, al paese, un concerto in piazza mi piaceva davvero. Poi ho sposato una nuova natura, una faccia borghese della grande città, e queste cose mi piacciono perché non mi piacciono. L’ironia ha ricoperto tutto, fino a non farmi più credere a niente: neanche al me bambinoè mai esistito? Un’estate fa, almeno, mi restava lo stupore di un ti amo, che usciva dalla mia bocca o dalla sua.

Adesso che il concerto è finito, lei ha un altro, io anche. E quando i ricordi più belli e tremendi, quelli davvero felici, riemergono dal fondo di un’altra Peroni, li spingo giù ricreandone altri – scemi, banali. Metto in scena a mie spese una vita senza speranza

come un concerto
di una cover band
di Ramazzotti
a Sabaudia.

Alberto Pascazio bio

Alberto Pascazio scrive per lavoro, è direttore creativo in un’agenzia di comunicazione. A volte scrive anche racconti, a volte, addirittura, qualcuno li pubblica.