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andare via (una barzelletta)

Un racconto di Marco Montanaro
Numero di battute: 2499

Sentite questa.
La prima volta che me ne sono andato: diciott’anni/Roma/lingue.
Cinque anni senza legarmi a niente: né donne, né dipartimento.
Poi mamma sta male, torno.
Ripetizioni/venditore porta a porta: un anno, via di nuovo.
Torino/Milano, la vita e la fame. Due cose che si fanno da sole.
Londra: cameriere/caposala/manager, umilio altri italiani: me più giovani/più distratti, io mai fermo a costo di cigolare soltanto, come la memoria di ossa distorte a furia di posture sbagliate.

Piccolo inciso: adesso dormo al cimitero, in paese. Ma ci arriviamo.

Barcellona. Ditta immobiliare, un collega di Londra. Voleva cambiare, lo seguo. Disastro. Lui ci riprova in Tunisia, io: papà sta male, torno. Lo seppellisco accanto a mamma. Al momento di ripartire, black out. Sono morto anch’io, mi vedo tra loro sepolto.
Mio fratello, psicoterapeuta: mi passa il nome di un collega. Prova, dice. Niente pillole, solo chiacchiere.

E chiacchiere restano. Il collega, una donna. Non legarti a niente. Il problema non è la testa, è il fegato collegato alla testa, dice lei. Sembra Iggy Pop in un corpo da femmina: quei muscoletti lì, sempre nudi, bene in vista.
E poi i reni, dice.
Sei giallo, dice. Giallo come la paura in un corpo sano.

Il problema
non è la testa,
è il fegato.

Guarisco. Resto, rilevo un ristorantino. Vale niente, ci provo.
Mesi, veloci. Vendo il ristorante, non va – non va abbastanza da svenderlo a un ex compagno di scuola che ha perso una gamba a Nassiriya.
Pronto a partire, chiama Iggy.
Alla mia età non si hanno dubbi, dice.
Tiene il bambino, ha deciso, è una femmina. Non resto.
So di certe cose sul mio conto, che si dicono in assenza. Perciò più vere.

Verso est. A Brno conosco un tizio mutilato da bambino perché fosse più credibile da adulto, come mendicante.
La bimba, crescendo, mi odia/Bucarest. Poi si ammala/Dyarbakir. Iggy mi scrive per dirmelo (Vilnius, il rancore, la malattia). Budapest/aeroporto.

Terapia per la ragazzina, soldi miei. Ho cinquantacinque anni, nessun amore. Mio fratello mi fa causa. L’eredità/l’infermità di papà. Mi resta qualcosa per partire.
L’amico dice che a Tunisi farei la vita, non la fame.
La ragazzina peggiora, soldi miei ancora.
Ignoro Tunisi.
Una sera al bar conosco una coetanea. Batte giù al cimitero, dicono, forse ci vive.

Mi insegna a stare con due soldi. Mi insegna a stare. Mi insegna che la luna piena, a notte fonda, se la guardi bene è appesa a un filo. Questo in ogni parte di mondo, a guardarla da ogni parte di mondo. Giuro che è così, davvero, non scherzo, dice. Dico anch’io.

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Marco Montanaro (1982) vive in Puglia. Il suo ultimo libro è il romanzo Il corpo estraneo (Caratteri Mobili, 2012). Altri suoi testi sono sparsi tra rete e riviste cartacee. Il suo blog si chiama Malesangue.