Un racconto di Esther Bondì
Numero di battute: 1920
Le giornate di Caterina iniziano col mal di testa. Anche stamattina. Caterina infila le ciabatte, prepara il caffè, si trascina in balcone e lo sorseggia piano, come se bere la cosa calda e nera potesse farglielo passare. Il medico è stato chiaro, il caffè non le giova all’emicrania, ma se c’è una cosa che Caterina proprio non sa fare è non giovare alla sua emicrania. I bambini si riversano in strada aggruppati alle mani delle mamme. Caterina pensa alle formiche che le vanno a rubare lo zucchero dalla credenza.
Caterina beve l’ultimo sorso di caffè e si siede al pianoforte. Suona per due ore in fila indiana: Bach, Händel, Mozart, Chopin. Le dita sono calde, la testa pulsa. Briciole nere si aggruppano notano giocano, l’emicrania, si confondono suonano nuotano, non arriva la tregua.
«Caterina ha un dolore che sembra nome di isola greca.»
Caterina toglie il pigiama che sono le dodici, si veste e di nuovo ciabatte, suona per altre due ore: Liszt, Chopin, Liszt, Rachmaninov, Haydn, Bartók. Alle due visita fame e rovista le ultime briciole, farina biscotto al ricordo integrale. Ha ancora fame, in frigorifero c’è l’ultimo yogurt, Caterina lo lascia a metà sul tavolo della cucina. Il cucchiaino affoga in sordina.
Caterina ha un dolore che sembra nome di isola greca, ma si consola al pensiero di un male che suona come anemiche spiagge. Si siede di nuovo a notare a punti il dolore, di nero formiche che suonano e pulsano e raccontano in testa. Caterina risacca le onde, il mare avanti e indietro ingoia sabbia nera su carta.
Caterina raccoglie spartiti, incalza gli zoccoli e esce, il medico dice che passeggiare la sera le fa bene: Caterina è contenta, perché questo lei già lo faceva.
Citofona e sale, al secondo piano le scale, gli spartiti insieme consegna. Le pagine spartiscono di mano in mano, si scorrono e bagnano, applaudono di ciglia le orecchie curiose: il dolore di Caterina ha un nome sempre straniero. Caterina i punti consegna: stamattina era il mare.
Esther Bondì (Montecchio Emilia, 1994) è laureata in Linguistica Indoeuropea Comparata. Ha pubblicato racconti su varie riviste italiane. Dal 2024 lavora presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, fa parte della redazione della rivista Narrandom e collabora come tutor per il minimumlab. Piatti rotti (Giulio Perrone Editore, 2024)
è il suo esordio.