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Un racconto di Cecilia Gabbi
Numero di battute: 2391

Ricordo quando ci dicevano che sembravamo così innamorati.
Faceva freddo sulla terrazza del teatro, era fine aprile. Le mani sul tuo petto e le spalle coperte dalla tua giacca. Ricordo, forse.
Alla stazione del treno ti ho odiato, non so nemmeno per quale motivo avessimo litigato. Solo insofferenza. Non importava più il mese, di giacche bastava la mia e nessuno più ci guardava, nemmeno noi.

Forse per questo ero così affamata di loro. Non potevo dimenticarmene, ogni giorno dovevo rendere di conto. Pretendevano, esigevano. Per questo mi hanno salvato.

«Per questo
mi hanno salvato.»

Una lettura fuori dal programma, Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Già, forse più scontata di quanto pensassi, eppure. Entro in classe, parliamo del libro per quasi un’ora. Mi sorprendono, sono interessati. Mancano quindici minuti, voglio provare ad andare oltre. Il libro non è che un pretesto. “Prendete un foglio. No, non sarà valutato”. La prima grande cosa che hanno fatto o che faranno. La consegna è questa.
Suona, si precipitano fuori e io mi confondo tra loro all’uscita.

A casa sgombero in fretta il tavolo dagli avanzi della colazione. La plastica dei crackers, la tazza del caffè. Appoggio i fogli sulla tovaglia vicino alle macchie di marmellata. Cosa vado cercando in queste confessioni? C’è chi d’estate ha viaggiato da solo, chi ha cambiato sport e chi ha perso qualcuno. C’è chi ha appena scelto le superiori e chi è già preoccupato per l’università. C’è chi...

E poi c’è L., che dall’ultimo banco dell’aula mi confessa che lui una grande decisione non l’ha mai presa. Però c’è una ragazza, più piccola. E c’è anche una sensazione forte che non ha mai provato ma che gli piace, una sorta di “continua attesa e incertezza su quello che accadrà”. Vorrebbe baciarla ma gli manca il coraggio. Certo, sembra un piccolo passo. Altri parlano già del futuro, di piani e progetti. E lui? Di ora. Anzi, di oggi pomeriggio, di quando la vedrà. Non c’è grande volo senza piccoli passi. E allora si decide: la bacerà. Si scusa per il tema, forse è troppo personale, ma si è lasciato prendere un po’ la mano. E io? Lo scuso?

Penso solo a questo sabato di dicembre, alla neve di ieri e a questi due che camminano insieme mentre la paura se ne va e, forse, chissà. Lo scuso, mi scuso. Per aver smarrito quell’incertezza, per aver dimenticato. Lo scuso, lo scuso questo L. che, a quindici o sedici anni, mi ricorda che cos’è l’amore.

Cecilia Gabbi

Cecilia Gabbi (1995) è nata a Reggio Emilia e studia a Bologna. Ama del teatro la sua necessità, della scuola gli incontri e di Italianistica ciò che le regala la lentezza della letteratura. Attualmente sta lavorando a una pubblicazione per Culture Teatrali. Di solito scrive solo per sé.