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racconto costanza ghezzi

non basta un piumone

Un racconto di Costanza Ghezzi
Numero di battute: 2430

Dopo la festa quello che sarebbe stato il mio futuro marito mi portò a casa sua. Avevo bevuto molto, anche lui credo. Non ricordo quasi nulla.
Fine anni Settanta. Credevamo nella rivoluzione, indossavamo l’eskimo come reduci.
Io lo dovevo condividere con mio fratello, la taglia era la sua.
Il prof di Filosofia, in un mattino grigio di marzo arrivò in classe con la notizia del rapimento di Moro.
Il mio compagno mi guardò incredulo, esultammo dal penultimo banco: pieno sostegno alle BR. Non sapevamo di essere stati fregati.

Ascoltavamo musica, scazzavamo di politica.
I ragazzi facevano gli spiritosi.
Le ragazze bevevano forte e finivano con tutti.
Vomitavamo a turno.
Noi, gli invincibili, sulle note di Vedi Cara.
Sarei rimasta a dormire nel casino. Lui si oppose perché non si fidava.

Una casa ricca, una casa calda anche di notte.
Estrasse il letto dal cassettone. La stanza era piccola, e ci si muoveva a fatica. Sopra la mensola c’era un sax di ottone ossidato. Suonava: chitarra, armonica, flauto. Pensava di essere bravo ma io non ero in grado di giudicare.
Mettemmo il piumone dentro il sacco profumato di ammorbidente, mia madre lavava ancora con il sapone di Marsiglia.

«Ascoltavamo musica, scazzavamo
di politica.»

Era la prima volta che vedevo un piumone: una nuvola caldissima fatta di leggerezza. Sua madre era tedesca.
A casa mia dormivo con le coperte abruzzesi, pesanti e ruvide, color merda di mucca a fiori bianchi. Entravo nel letto gelato, mi svegliavo ancora più infreddolita e indolenzita. Mamma le aveva comprate all’Aquila, credeva di avere fatto l’affare della vita.
Il piumone fu una scoperta.

Mi addormentai.
All’una fui svegliata. Lui parlava nel corridoio con la madre: «Letizia è rimasta a dormire da noi. Era tardi e non ho potuto avvertire…».
Sembrava incazzata.
Faticavo a svegliarmi: il caldo mi avvolgeva. Quando rientrò gli dissi che volevo andare via, non volevo incontrare i suoi.

Mi accompagnò a casa con la Diane rossa; l’unico del gruppo ad avere una macchina di proprietà.
Avevo in bocca lo strano sapore dell’alcol.
In bagno trovai le mutande sporche di sangue. Avevo avuto il mio primo rapporto. O forse qualcosa di simile. Non con lui. Doveva essere stato con quello che aveva la barba alla Che, i denti bianchissimi. In più si sbronzava con classe.
Dopo pranzo giocai a tombola.

Lo sposai, quello del piumone, tre anni dopo. Mi ero innamorata del piumone e del caldo di casa sua.
Andò male.
Non basta un piumone a sostenere l’amore.

ghezzi costanza

Costanza Ghezzi vive, legge, scrive e lavora ad Albinia, nella Maremma toscana. Lettrice insaziabile e editor, collabora con autori e autrici locali. Ha fondato un’agenzia letteraria, Thàlia, dando voce a un sogno. Crede nei Diritti umani ed è impegnata nel Centro antiviolenza della Provincia.