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1943

Un racconto di Laura Marinelli
Numero di battute: 2486

Quando infastidivo Ninù, lei urlava. Quando non infastidivo Ninù, lei urlava. Ninù aveva dodici anni e urlava sempre.

«Vai a cambiarle il bavaglino» mi dicevano, e io andavo. A nove anni avevo più paura dei suoi movimenti improvvisi che del buio nel rifugio. Davanti alla finestra, coi suoi occhi impolverati, Ninù guardava fuori. Cosa l’attraeva? mi domandavo. Il gatto si leccava il pelo sopra una maceria, la vecchietta sulla sedia diceva il rosario. Le case avevano i segni dei bombardamenti: i muri, più bassi più alti, segnavano contorni di punte che bucavano il cielo. Dopo la Grande Guerra eccone un’altra, ancora più grande. Per noi invece ogni cosa s’era fatta più piccola: lo stomaco prima e poi il corpo, incurvato dalla paura degli spazi vuoti che il conflitto aveva creato, nella testa, nel cuore e per le strade.

Trafficavo coi lacci del bavaglino cercando di fare il prima possibile: non volevo che Ninù si accorgesse di me. Con lo sguardo andavo a finire sempre lì, ai lati della sua bocca dove il rivolo di saliva scendeva fino al collo.

«Ninù aveva dodici anni e urlava sempre.»

Dopo averle messo la pezza nuova, a volte non ci pensavo e alzavo la voce per farmi sentire da mamma. «Sta bene!» gridavo, disturbando così la quiete di mia sorella.

Ninù allora urlava e mi afferrava il braccio. Divincolarsi dalla sua presa non era difficile, liberarsi dai suoi occhi invece sì: satinati di nero oltre il nero mi restavano dentro anche dopo ch’ero scappato via.

La sera che uccisero Ninù, mamma piangeva.

Al rifugio tutto era buio e Ninù odiava il buio. Nello stanzone, i nostri corpi tremanti sembravano echi ai boati di fuori. Anche il silenzio spaventava, come le bombe; e Ninù era entrambe le cose. Nel buio era l’animale in agguato che gridava all’improvviso.

«Pazza» diceva chi saltava sulle sedie più degli altri.

Quando dopo il rumore dei passi e dei sospiri strozzati, seguì un lungo silenzio, tutti nel rifugio avevano capito cos’era accaduto. Anche mia madre.

La sirena che segnava la ripresa della vita normale riportò la luce nella stanza. Ninù col bavaglino troppo stretto intorno al collo non urlava più. A urlare era rimasta solo mamma, china sul suo cadavere. Saranno le ultime grida, queste? Ringraziavo chi, approfittando del buio, aveva compiuto il crimine. Vergognandomi del mio pensiero raggiunsi mamma. Quando le donne intorno smisero di consolarla e restammo soli, l’abbracciai; poi per suo volere baciai Ninù. La bava sulla sua guancia era gelida, e io mi pulii la bocca senza farmi vedere.

bio laura marinelli

Laura Marinelli (1978) vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un master in Marketing lavora nella grande distribuzione. Il marito e i figli sono contenti quando la vedono scrivere: una donna soddisfatta non rompe le scatole. Ha pubblicato per Narrandom e Historica Edizioni, a breve uscirà su Malgrado le mosche e Split. Altri suoi racconti sono in giro per il web.