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eloisa morra racconto

eredità biologica

Un racconto di Eloisa Morra
Numero di battute: 2500

Si erano incrociati per la prima volta al meeting di facoltà per neoassunti, ma non l’aveva notato. Bizzarro tornare da ricercatrice nel dipartimento che l’aveva vista matricola dopo il dottorato all’estero: tutto era familiare e insieme strano, come le traslocazioni cromosomiche studiate nel paper di Nature che ne aveva favorito il ritorno. Per il nuovo associato era diverso: apparteneva all’ultima generazione in grado di percorrere l’impervia traiettoria accademica senza troppi sbalzi sulla carta geografica.

Per intuire ci fossero tutti i requisiti era bastato uno sguardo e qualche chiacchiera. «Ti ammiro, sai?» le aveva detto alludendo al suo rientro; in quel momento aveva pensato la capisse. Insieme erano belli, in più d’una persona si era girata a guardarli durante le loro passeggiate sulla Dora; non esser solo lei al centro degli sguardi le dava sollievo quanto sentirne i passi misurati, anche se un bacio non c’era ancora stato.

Una volta li sorprese la pioggia: chiusi in un caffè il pomeriggio d’autunno era passato senza che se ne accorgessero, poi lui prese a guardarla come volesse dipingerla.
«Ho visto una tua foto compromettente» bisbigliò scherzoso.
«Quella sul sito del dipartimento? Oddio.»
«Quella in cui fai Ofelia.»
«Ah, Vogue

«Di un ragazzo avrebbero mai detto lo stesso?»

Di quel giorno lontano non ricordava che un dettaglio, il suo sguardo stupito allo specchio quando il parrucchiere le aveva allestito un faux bob che da lisci aveva reso i capelli mossi e fruscianti come foglie.
«Quanti anni avevi?»
«Diciotto?»
«Eri creatura.»
«Eoni fa. Però divertente, un giorno da luna park.»

Quello era l’effetto che le aveva fatto quel mondo: starci un paio d’ore, poi di corsa scappare a lavarsi i denti dopo lo zucchero filato. Eppure riguardando quell’immagine vedeva solo una ragazza in sangallo che sorride della sua pelle troppo chiara, vulnerabile a una luce non diversa dai neon del laboratorio. Le venne in mente la didascalia apposta sul giornale pochi mesi prima dello shooting, quando unica nel suo liceo aveva ottenuto cento e menzione.

«Bella e intelligente. Di un ragazzo avrebbero mai detto lo stesso?» E gli lanciò uno sguardo eloquente.
L’associato però sembrò non capire: «Stavi bene con i capelli mossi. Sbarazzina».
Lei lo guardò socchiudendo gli occhi: prima di pronunciare quel «devo proprio andare» era già fuori dal bar, e a lunghi passi si era affrettata sul Lungofiume. Fuori aveva smesso di piovere, la superficie scura delle pozzanghere rivelava foglie rosso-oro: sarebbero rimaste fino a domani.

eloisa morra bio

Eloisa Morra è autrice del saggio Un allegro fischiettare nelle tenebre. Ritratto di Toti Scialoja (Quodlibet 2014, Special Mention Edinburgh Gadda Prize 2015); suoi racconti e articoli sono apparsi su Los Angeles Review of Books, Alias – il manifesto, Nazione Indiana e Flash Art. Insegna Letteratura italiana e Cultura visuale all’Università di Toronto.