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alberto lucchini racconto

il sogno di nullità

Un racconto di Alberto Lucchini
Numero di battute: 2345

Il pazzo del paese se ne stava al bar come tutti i giorni. Fuori il tempo non prometteva sole, ma lui era seduto sulla sua sedia e di fronte teneva un bicchiere di bianco. Se ne stava a osservare la poca vita attorno a lui, e nient’altro. Lo si vedeva sempre in giro e chiedeva di accendere. Si chiamava Nullità. Quando mi capitava di passare per il paese era una presenza fissa, con la sua faccia persa e incisa dagli anni.

Un giorno, era l’inizio di aprile se non sbaglio, mi fermai con il mio furgone di fronte a un negozio. Nullità mi passò vicino e mi chiese se avessi da accendere. Non parlava, sussurrava, come se la sua presenza al mondo andasse giustificata.

«Ce ne andiamo
a spasso.»

«Ce ne andiamo a spasso» gli dissi. Nullità non disse nulla e salì.

Partimmo e arrivammo a Lugano. Parcheggiai vicino al lago, con le montagne in lontananza a fare da cornice. Nullità osservava tutto come una bestia impaurita e chiedeva di accendere. Quando ripresi il furgone ci dirigemmo verso Nord. A Düsseldorf ci mettemmo lungo il Reno a bere birra sotto un sole tiepido e Nullità era affascinato dalle grosse navi merci che battevano il fiume.

Il giorno dopo virammo verso Amsterdam. A Nullità piacevano molto i ponti sull’Amstel e la gente sfrecciare in bicicletta. Vidi che era meno spaventato e annusava l’aria con curiosità. La sera in piazza Dam ci fermammo in un ristornate argentino. Nullità si fece portare due porzioni di patate arrosto e una bistecca. Digerito il tutto riprendemmo il furgone e cambiammo rotta, verso Sud. Tornammo sui nostri passi e arrivammo a Praga e poi verso l’infinita costa francese e arrivammo a Barcellona. Lasciammo l’auto sul lungo mare e ci buttammo sulle Ramblas. Ci fermammo a mangiare in una trattoria molto piccola. Ordinammo due enormi porzioni di paella, una con il nero di seppia. Le mangiammo irrorandole con il limone e Nullità per la prima volta sorrise alla vita.

La mattina dopo Nullità cominciava a essere stanco, lo notai fissando quella sua faccia estranea al presente. Guidai ininterrottamente e senza pause e arrivammo al paese mentre le campane della chiesa suonavano per la messa. Lasciai Nullità di fronte al solito bar. Scese dal furgone e si girò verso di me chiedendomi di accendere. Come al solito gli allungai la mano con l’accendino e lui dopo aver aspirato il fumo della sigaretta mi disse soltanto:
«Grazie».

Alberto Lucchini bio

Alberto Lucchini è nato a Pavia nel 1983. Dopo la laurea ha deciso di fare l’impiegato come hobby, spaziando dal politetrafluoroetilene microporoso ai bagni mobili fino alla microincapsulazione. Ha pubblicato un racconto sulla rivista Grado zero.