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le malelingue 

Un racconto di John Satriano
Numero di battute: 2452

Ai tempi del califfo Ma’mun, nella casa di Ahmad al-Daylami, il sultano di Kaskar, le punizioni per comportamenti scorretti venivano inflitte alle concubine in modo esemplare. La sultana stessa governava l’harem, e prendeva decisioni disciplinari dopo essersi consultata con altre donne e ragazze che godevano della sua fiducia.

Ora, due ragazze in particolare erano feroci rivali nell’attirare su se stesse le attenzioni di Ahmad al-Daylami. Si chiamavano Jumanah e Haifa. Ciascuna ragazza, naturalmente, era invidiosa di qualunque segno di favore che l’altra riceveva dal loro padrone. Spesso si scatenavano aspri litigi, e le cose che si dicevano direttamente e anche dietro le spalle l’una dell’altra erano di solito piuttosto cattive. Le due ragazze divennero note come “le malelingue”. Si arrivò al punto in cui non passava giorno senza che tra loro scoppiasse qualche terribile discussione.

Alla fine le altre donne e ragazze non le sopportarono più, e Jumanah e Haifa vennero portate alla presenza della sultana e delle sue consulenti per essere giudicate. Le due rivali sputarono accuse malevole l’una contro l’altra davanti al tribunale, e tale era il livore che dimostrarono reciprocamente che nessun’altra prova contro di loro fu necessaria: il loro comportamento le condannò da solo.

«Furono giudicate colpevoli di aver turbato l’armonia della casa.»

Furono giudicate colpevoli di aver turbato l’armonia della casa: un reato grave. La loro punizione, come abbiamo detto, doveva essere esemplare. E potevano scegliere tra due possibilità: o dichiarare la punizione che ognuna avrebbe voluto vedere inflitta sull’altra, o accettare insieme una punizione inflitta loro in comune da parte del tribunale. Nel primo caso, sarebbe stata applicata la pena ritenuta più raffinata, e la ragazza a essa sottoposta sarebbe diventata la schiava dell’altra. Nel secondo caso, entrambe avrebbero avuto soltanto la punizione comune. E in tutti e due i casi i battibecchi dovevano finire. Jumanah e Haifa erano feroci rivali, ma sagge. Accettarono la punizione inflitta dalla corte.

Quella sera, nella camera da letto del loro padrone, mentre la sultana stessa e Ahmad al-Daylami le guardavano dal loro divano, sorseggiando vino e scambiandosi carezze, le due ragazze, nude, giacevano intrecciate sotto di loro su un tavolino basso coperto di velluto nero, mentre ciascuna muoveva la sua lingua, la sua lingua malvagia, tra le gambe della rivale, fino a che tutte e due non avessero avuto il loro piacere, l’una dall’altra.

JohnSatriano (1)

John Satriano (1954) è uno scrittore e traduttore. Nato a Chicago, ha pubblicato racconti e articoli su riviste italiane e straniere, fra cui Nuovi Argomenti, Panta, Antaeus e Magic Realism.  Le sue traduzioni sono state pubblicate su Harper’s Magazine, Grand Street, City Lights Review e molte altre riviste.  Fra gli autori tradotti: Alberto Moravia, Umberto Eco, Giorgio Manganelli ed Ennio Flaiano.