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Un racconto di Rachele Salvini
Numero di battute: 2315

Nessuno sapeva – men che meno io – che lui si sarebbe seduto sull’ultima panca della chiesa, in silenzio; che avrebbe stretto tante mani salate dal sudore di inizio luglio, dal velo di sale portato dal libeccio, dalle lacrime scivolate dietro dignitosi occhiali da sole.

Nessuno sapeva – men che meno io – che lui avrebbe accantonato tutte le parole che lei gli aveva detto, non ti amo più, non è questa la vita che voglio, ho conosciuto un altro; e che, dopo anni, lui si sarebbe presentato lo stesso al funerale della nonna di lei.

Nessuno sapeva – men che meno io – che lui avrebbe sorriso a tutti, senza alcuna pretesa, dopo essersi alzato al mattino presto e aver guidato da Milano fino a Livorno, fermandosi a un paio di autogrill lungo la strada, per un caffè o per fare pipì; le interminabili ore di guida che si srotolavano come una patetica caricatura della sua vita dopo lei: anni passati con un buco da riempire tra le distrazioni del lavoro, della vita sociale, di altre relazioni fallite.

«Nessuno sapeva – men che meno io.»

Nessuno sapeva – men che meno io – che nella sua camicia un po’ stropicciata dopo il viaggio e nelle sue occhiaie avrei visto i miei ultimi anni fatti di pizza riscaldata guardando Netflix sul letto, di disavventure su Tinder, di grottesche interazioni con gli ubriachi del bar, di ore passate ad ascoltare amiche disperarsi per relazioni complicate, di momenti in cui mi guardavo allo specchio e dicevo, sono perfettamente contenta di andarmene per i fatti miei incontro al resto della mia vita.

Nessuno sapeva – men che meno io – che avrei infilato i miei dignitosi occhiali da sole nonostante non avessi versato una lacrima per la prevedibile morte, e avrei pensato che in tutto il ciarpame – per ogni grottesca interazione, ogni amica disperata, ogni disavventura su Tinder – c’era qualcuno con la camicia stropicciata e le occhiaie, seduto sull’ultima panca di una chiesa.

Nessuno sapeva – men che meno io – che lei lo avrebbe abbracciato, lo avrebbe ringraziato, gli avrebbe detto un non dovevi di circostanza; gli avrebbe lanciato un ultimo sguardo mentre lui sorrideva ancora e diceva che avrebbe passato il resto della giornata al mare, prima di ripartire da Livorno a Milano, guidando per ore con un buco da riempire, fermandosi ogni tanto a un autogrill lungo la strada, per un caffè o per fare pipì.

Rachele Salvini foto

Rachele Salvini ha venticinque anni ed è dì Livorno, ma da due anni vive in Oklahoma, dove sta facendo un dottorato in Inglese. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su Spaghetti Writers e inutile, mentre altri stanno per essere pubblicati su Risme e Voce del Verbo. La sua traduzione del racconto di Aimee Parkison When Petals Fall on Asphalt Roads sarà pubblicata sul prossimo numero di Lunario.