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il discorso

Un racconto di Luca Iori
Numero di battute: 2357

Il Discorso Lucio gliel’aveva fatto con poche parole secche, e l’aveva finito così: «Tu adesso vai a casa, anche per un mese, se ti serve. Quando torni devi essere a posto, altrimenti ti caccio». Era alto, grosso, senza neanche un capello bianco. Due mani enormi, da contadino. Nel fine settimana andava ad arare i suoi campi, ed era l’uomo più felice e innocuo del mondo. A casa era la stessa persona placida che osservava le zolle di terra smosse, dall’alto di un Landini quattro cilindri.

Ma dal lunedì al venerdì, Lucio Bianconi era il direttore di stabilimento delle Officine Meccaniche Pilastri. La pressione arteriosa saliva, il tono della voce si comprimeva. Era stato scelto per i suoi modi, bruschi ed efficaci. Li aveva appena usati con Filippo durante il Discorso, anche se era uno dei suoi, uno che gli aveva sempre obbedito come un cane.

«L’infallibilità porta in dono
i suoi privilegi.»

Il lavoro di Filippo non era complicato: recepire i cambi di priorità dell’Unico Grande Cliente, e trasmetterli alla produzione. Riordinare i fogli appoggiati sui pallet delle macchine a cinque assi, stampare i documenti, sollecitare i ritardi. Bisognava essere precisi e insensibili; attenti ai cambi di esponente sui disegni, indifferenti alla noia. Ogni pezzo aveva almeno tre nomi: il codice identificativo, la descrizione tecnica, e il modo in cui veniva chiamato in officina. Due in bella vista sugli ordini, l’ultimo oscuro e inaccessibile ai non iniziati.

Tutti sapevano delle medicine. Riguardo al resto, non c’erano mai stati problemi. L’infallibilità porta in dono i suoi privilegi. Filippo li aveva persi in novembre, mentre il capannone era circondato dalla nebbia. Una minuzia, un tre letto prima di un due. Poteva capitare a tutti, invece era successo a lui, che aveva il fiato dolce all’anice e lo sguardo acquoso. La seconda volta si era giustificato con la voce impastata, troppo profonda. Quelli della finitura avevano detto in giro che ormai cominciava a bere dalla mattina. Così, dopo il terzo errore, Lucio gli aveva fatto il Discorso, e poi era passato un mese.

Alla fine dell’esilio, ho visto Filippo entrare dall’ingresso principale, rasato e ben vestito. Molti sapevano già come sarebbe andata a finire. In un paese nessuno riesce davvero a nascondere le cose. Io ero al centralino, stavo sistemando un computer. Ho sentito l’odore del suo dopobarba, e quello più forte del ginepro.

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Luca Iori (1983) è nato a Reggio Emilia, dove vive. Si è laureato in Filosofia, ma lavora come tecnico informatico. Ha pubblicato un racconto nell’antologia Sjette dell’associazione Tapirulan.