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racconto laura minetto

balconi senza piante 

Un racconto di Laura Minetto
Numero di battute: 2481

Cammina a passo svelto, la testa incassata nelle spalle come avesse sempre freddo, o cercasse in sé un riparo. Del trasloco nell’attico di fronte al mio si era occupata la moglie, aveva gestito il gran viavai in certi pomeriggi allegri, porte sbattute d’ascensore, mobili strascicati nell’androne. Li invidiavo: avevano un inizio.

Feste fino a notte fonda, e il sabato – li guardavo dallo spioncino – tornavano dalla spesa con le guance arrossate dal freddo e le mani screpolate. Lei rideva agitata, così lontana dai modi di lui, posati e oscuri, gli occhi fermi su parole segrete e impronunciabili; forse congelate dal giorno del volo dalla finestra, a undici anni, attutito per caso dalla tenda di sotto. In famiglia avevano preferito non parlarne mai, come la fuga temporanea di un bambino capriccioso con due fragili ali.

Ora lo vedo uscire la mattina presto, mentre bevo sul terrazzo il primo caffè della giornata. Porta ancora il chiodo nero, inadatto al nostro quartiere di loden e cappotti di cammello: borghese è la radice e non il mio pensiero, credo voglia dirci. Fuma sigarette lunghe, lente a sfarsi, che aspira come latte da una tetta mentre cammina a passo svelto, era il passo di mia madre mi ha detto una volta, la voce gli tremava e ho intuito così la natura del suo sguardo sfuggente. Non reticenza, o vizio, ma timore di entrare, di disturbare. Incoraggiato da me gli occhi brillavano, afferravano un aggancio insperato.

Una mattina dal suo terrazzo sono sparite tutte le piante. La sera lei è salita su un taxi, con due valigie e una cassetta di gerani, la vite americana, i due nespoli in vaso. Un furgone giorni dopo ha portato via certi quadri e mobili antichi, è un uomo generoso mi ha detto la portinaia.

«Una mattina dal suo terrazzo sono sparite tutte le piante.»

Nelle sere d’estate mette una sedia sul balcone rimasto senza piante, e sta lì a leggere, e a fumare, a guardare la città. Più tardi, oltre la parete, lo sento canticchiare, o tossire, e gli sono grata di quei suoni confortevoli, per me e per lui. Ultimamente lei torna a trovarlo, come per assicurarsi che niente covi sotto la cenere. Ha un cane bianco, lo portano a passeggio e lo tiene lui al guinzaglio. Poi se ne vanno in taxi, lei e il cane, verso sera; da giù lei gli manda un bacio, lui alza la mano per afferrarlo; poi resta un po’ sul balcone, a guardare la città o quel che è stato.

A volte ho come la sensazione che la guardi un po’ troppo, con nostalgia delle ali. Poi però rientra, e lo sento che accende la radio, e si prepara la cena.

bio laura minetto

Laura Minetto è nata a Genova, ha lavorato a Milano come giornalista e ora vive a Livorno, dove frequenta la scuola Carver e scrive come freelance. È autrice di racconti pubblicati su periodici e antologie, oltre che finalista di concorsi letterari. Ha pubblicato il romanzo L’inizio (Edizioni Il grappolo).