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pesca al lago

Un racconto di Jacopo Milani
Numero di battute: 2433

Quando avevo otto anni mio padre mi portò a pescare. Non avevo mai tenuto in mano una canna da pesca prima di quel giorno, né avevo idea di quali pesci vivessero nel lago poco lontano da casa nostra. I miei genitori, mi disse mia madre qualche anno più tardi, stavano attraversando una crisi. Ai tempi sapevo soltanto che lui se ne sarebbe andato a lavorare in Lombardia per qualche mese.

Mi svegliò che era ancora buio, dicendomi che saremmo andati a pesca. Facemmo colazione tutti insieme. Non succedeva spesso, lui lavorava tutta la settimana e quando era a casa rimaneva a letto fino a tardi. Mangiammo fette biscottate con burro e marmellata, poi mi disse di prepararmi e si alzò. Rimanemmo soli, io e mia madre, a guardarci. Non parlava.           

Salimmo in macchina poco dopo. Mio padre aveva un fuoristrada Suzuki. Appeso allo specchietto, penzolava sempre un profumatore a forma d’albero che emanava una fragranza stomachevole di pino silvestre. Ancora oggi associo quell’odore a lui e alla sua Suzuki; gli rimaneva attaccato ai vestiti, alla pelle, lo seguiva ovunque.          

Il percorso era breve, e in una ventina di minuti arrivammo al lago del Turano. La Suzuki imboccò il sentiero sterrato e da lì proseguimmo a piedi. Ci sistemammo su una parte di prato rialzata. Mio padre piazzò le sedie pieghevoli e mi porse una canna da pesca. Estrasse un thermos rosso dalla borsa che portava in spalla.

«La lingua dei bambini non era fatta per il caffè.»

«Vuoi un po’ di caffè?» disse.          
«Mamma non vuole.»
Svitò il tappo e lo riempì come una tazzina. Me lo porse.    
«Da oggi puoi.»
Bevvi. Era la prima volta che assaggiavo il caffè. Era amaro, forte. Mia madre diceva sempre che la lingua dei bambini non era fatta per il caffè; e aveva ragione.

Mio padre mi mostrò come gettare l’amo in acqua, ma la canna era troppo pesante.          
«Devi imparare» disse.         
Provai: l’amo passò vicino al suo volto e finì in acqua.       
«Scusa» dissi.
«Tranquillo» rispose.
«E tu?» chiesi.
«Spaventeremo i pesci con due ami, meglio uno solo» disse.         

Rimasi per qualche minuto a fissare il piccolo galleggiante rosso immerso nell’acqua. Poi sentii tirare la lenza.  
«Papà!» gridai.          
«Non spaventarlo» disse. «Tira, poi riavvolgi il mulinello». E io provai, ma il pesce era pesante. Vidi la lenza annegare nell’acqua, e terminare in una macchia scura e rilucente.
«Tira!» ripeté lui. M’impegnai, ma la lenza si spezzò e caddi all’indietro. Guardai mio padre, aveva gli occhi tristi.        
«Imparerai» disse.     

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Jacopo Milani (1996) è nato a Roma e vive a Torino. Frequenta la Scuola Holden e da un paio d’anni gestisce il lit-blog Leggo.libri. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulla rivista Narrandom.