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racconto zagni federico

anatra all’ arancia

Un racconto di Federico Zagni
Numero di battute: 2185

Dalla strada sembra assopito, mezzo floscio sul tavolino opaco di intemperie. A dire il vero, pare svenuto. Poi si riscuote. L’unico testimone, appostato alla finestra di fronte, racconterà di averlo osservato accendere il sigaro e insieme piazzare una sigaretta accesa nel piatto della cena avanzata. A Francesco Testa piace sentire il fumo delle Gauloises, mentre abbocca il suo mezzo toscano. Il testimone dirà anche di aver visto l’anziano scomparire al di là della portafinestra del balcone, per poi uscire pochi minuti dopo con un arco nudo tra le mani.

Testa è stato due volte campione italiano di tiro con l’arco, e ha partecipato addirittura alle Olimpiadi di Mosca, nell’80, in piena Guerra fredda. Quell’anno con lui c’era già Valeria, ancora coi capelli lunghi.

Il testimone dichiarerà che Testa “barcollava” mentre si appoggiava alla ringhiera, come se avesse bevuto. E che dalla sua casa usciva quella musica ad alto volume che si sentiva in tutta la strada. Questa ricostruzione non combacerà con l’asserzione di Testa, secondo il quale era necessario aspettare il crepuscolo, perché ci doveva essere quasi buio. «Non troppa luce per non farsi notare, ma abbastanza da vederla bene.»

Poi Testa inizia a tendere la corda dell’arco. È a questo punto che il testimone allerta le forze dell’ordine, anche se con esitazione. Pare che Testa miri al piccolo spiazzo vuoto e incolto a fianco del palazzo, vero, ma un’arma è sempre un’arma, anche se sportiva.

«Un’arma
è sempre un’arma, anche se sportiva.»

Dirà Testa che il pezzo che andava sullo stereo era “una delle loro canzoni”. L’appuntato in trascrizione storpierà il nome, facendolo diventare Dont Fill the Riper, nonostante Testa lo ripeta più e più volte.

Infine in un delirio affabulatorio ammetterà anche, di sua iniziativa, che non sapeva cosa gli fosse preso, ma che quelle due anatre stavano sempre a starnazzare, e che Valeria aveva sempre voluto assaggiare l’anatra all’arancia, ma per un motivo o per l’altro non era mai capitato. Glielo aveva detto una volta in ospedale, sorridendo di finto rimpianto, ma poi lui non aveva fatto in tempo a portargliela nemmeno lì. Dichiarerà che prima che la freccia colpisse l’uccello, era già dispiaciuto di averla tirata.

Mentre la polizia lo interroga, quello che non era un’anatra ma un germano reale si rialza in un volo sbilenco, e se ne va col blu dei lampeggianti che gli accendono le ali, seguito a stretto giro dalla compagna marrone. A Francesco Testa scappa un sorriso di sollievo.

bio zagni federico

Federico Zagni è nato in un piccolo paese emiliano nei primi anni Ottanta e vive a Modena. Ha pubblicato alcuni racconti per gli editori Fernandel e Giulio Perrone, altri sono apparsi sulle riviste ReaderForBlind, L’Irrequieto, Verde. Un suo romanzo è stato finalista al premio letterario ilmioesordio.