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una domenica di maggio

Un racconto di Francesca Modena
Numero di battute: 2386

Se partirai, lo farai pensando a te stesso, anche se dici che è per il bene di entrambi. Ti trasferirai a Londra, zona 2, in una casa condivisa con altri tre ragazzi, perché lo studio dove lavori è prestigioso ma ti pagano poco. Nessuno pulirà la casa e sentirai la mia mancanza. Ci diremo che la distanza non è un problema per noi, ma resisteremo sette mesi. In quei mesi io verrò due volte a trovarti e mi lamenterò di quanto è sporca la casa.

Tu tornerai per Pasqua per vedere i tuoi. Non mi tradirai, ma quando ci lasceremo avrai una serie di storie con ragazze di sei nazionalità, prima di fidanzarti con una tua collega italiana. Cambierai tre case e otto coinquilini, prima di poterti trasferire in un appartamento tutto tuo. A trentatré anni diventerai socio in un grande studio. Lavorerai una media di sessanta ore a settimana e una domenica di maggio ti chiederai se ne valeva la pena, ma il lunedì te ne sarai dimenticato. Tornerai a casa tutti gli anni per Natale e per il compleanno di tua madre. 

Una sera ti incontrerò in un bar di Modena a bere una birra con gli amici rimasti e mi dirai che sto bene con la frangia. Sarà l’ultima volta che ci vediamo ma non lo sapremo e ci diremo solo «ciao».

«Ti chiederai se ne valeva la pena.»

Se resterai, rimarremo insieme a lungo. Io ti sarò fedele e tu mi sarai fedele e solo ogni tanto ci chiederemo cosa ci stiamo perdendo. Vivremo sempre a Modena, in un appartamento che ci comprerà mio padre. Faremo un viaggio una volta all’anno, tre settimane in agosto, dall’altra parte del mondo. Inizieremo a pianificarlo in autunno e a Natale compreremo i biglietti aerei con i soldi della tredicesima.

Un weekend ogni tanto lo passeremo in giro per rivedere i nostri amici, quelli che hanno deciso di partire. Qualche volta, tornando a casa, ti chiederò se sei pentito di essere rimasto e tu mi dirai di no, ma non lo saprai mai. Dopo un po’ smetterò di chiedertelo. Nel tempo riempiremo gli spazi lasciati da chi se n’è andato finché non ci saranno più vuoti.

Ci sposeremo in una chiesetta del paese dei miei genitori. Una domenica di maggio di due anni dopo, quella chiesa verrà distrutta dal terremoto. Troverai un lavoro a Bologna e ci andrai ogni giorno in treno e nel tragitto leggerai i libri che ho scelto per te. A trentasei anni entrerai come socio nello studio dove lavori e lo stesso anno diventerai papà. Avremo due figli, maschi. Li chiameremo Pietro e Marino.

bio-modena-francesca

Francesca Modena è nata a Modena, dove vive e lavora come copywriter. Dal 2012 al 2018 ha collaborato con Finzioni Magazine, scrivendo articoli e recensioni. Suoi racconti sono apparsi nella raccolta Caldo, a cura di Finzioni, e su Abbiamo le prove.