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racconto daniele de serto

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Un racconto di Daniele De Serto
Numero di battute: 2495

La cosa migliore da fare era stare zitto e sperare di uscirne vivo.

Le navicelle ruotavano vorticosamente attraverso sbuffi di fumo e fasci di luce colorata. La raggiera a cui erano ancorate trainava a velocità folle, frenava e ripartiva all’indietro per indebolire le ultime resistenze gastriche. Non sarei mai dovuto salire lì sopra. Aggrappato alla barra di contenimento speravo di non essere scaraventato in strada. Al momento della partenza, il giostraio aveva messo in palio un giro extra per chi si fosse sgolato di più. Quindi, se volevo evitare di vincere un’ulteriore frullata di stomaco, dovevo pure tapparmi la bocca.

Ci eravamo avvicinati a quella giostra attirati proprio dalle grida e dalla musica martellante. Io avevo sperato che nessuno di noi mostrasse il fegato di sfidare quella bolgia rotante. Nel gabbiotto il giostraio muoveva qualche leva con una mano e rovistava nelle narici con l’altra.

«Dài, mettiamoci in fila!» aveva detto Alex, con lo sguardo allucinato.

Le due ragazze che erano con noi si erano tirate indietro.
Sara, quella con cui me la stavo intendendo, aveva soppesato le mie intenzioni da sopra gli occhiali da sole. Così, per evitare la figura del pusillanime, le avevo affidato la mia bomba fritta e mi ero avviato con Alex mentre una risata malvagia sbottava dagli altoparlanti della Casa dell’Orrore.

«Non era il caso di vomitare
in giro.»

E ora me ne stavo muto, con gli occhi sbarrati e ogni sforzo riservato a non rovinare quella che era stata, fino a quel momento, una bella giornata. All’appuntamento alla fermata della metro Alex si era presentato, proprio come aveva detto, con sua cugina Sara e una sua amica. Le avevamo portate sulle auto a scontro e sul polpo meccanico. Avevamo visto una mummia in pausa sigaretta. Poi, passeggiando, si erano formate spontaneamente delle coppie, e io sentivo di avere degnamente ingranato con Sara.

Quindi non era il caso di vomitare in giro.

Non so dire quanto durò quella tortura. Il mio stomaco tornò in punta di piedi al suo posto solo quando la giostra iniziò a decelerare. Le navicelle esaurirono la loro corsa e mancava l’annuncio del vincitore prima che fossimo liberi. Il giostraio si accostò al microfono.

«Il numero vincente» disse con forzata enfasi «è il sei.» Era ora. La gente applaudiva e incitava il vincitore. Le facce intorno a noi riacquistavano definizione. Avevo come l’impressione che stessero guardando dalle mie parti. Per scrupolo, mi sporsi di lato per controllare quale fosse il numero impresso sulla mia navicella.

Era il sei.

De serto daniele

Daniele De Serto è nato e vive a Roma. Ha pubblicato racconti su varie riviste tra cui Portland Review, Fiction Southeast, Linus, Granta Italia, Litro Magazine, Gravel, Jersey Devil Press, Cheap Pop, ’Tina, Colla, Cadillac, L’inquieto, inutile, Verde.