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il ratto di proserpina

Un racconto di Giuseppe Fabrizio Ernesto Coco
Numero di battute: 2416

Il corpo sopra di lei ha smesso di muoversi e ansimare. Adesso Rosaria può cominciare a respirare con regolarità, anche se sente ancora l’afrore acido del sudore del marito che le penetra nelle narici e sulla pelle. Come ogni volta, vorrebbe asportare quel liquido appiccicoso, che l’ha impregnata dentro e tra le cosce.

Si sente devastata e non può fare a meno di ricordarsi quando suo padre, a volte, tornando la sera tardi, ubriaco, nel silenzio della notte e delle mura casalinghe, si strusciava, a turno, con una delle cinque figlie. Senza fiatare, la vittima stava lì ferma a occhi chiusi, a trattenere le lacrime. Li riapriva quando, finalmente, non sentiva più i gemiti rochi, le mani ruvide perquisire il corpo; poi l’allontanarsi dell’odore di vino. Percepiva l’aria della campagna affluire fredda, attraverso gli infissi consunti delle vecchie finestre: carezzava e rinfrescava il corpo, come se lo ripulisse.

Adesso, dopo aver espletato il dovere di moglie vorrebbe uscire, respirare aria fresca, ma non può farlo, non abita più in campagna. Da circa vent’anni vive in città, vicino al porto, in una casa senza terrazzo, senza balcone. Potrebbe affacciarsi per un solo minuto, davanti al portone, fingendo di aspettare l’immediato rientro della figlia, ma andare fuori di notte per una donna sposata è sconveniente, anche se ha quarantadue anni e nella mentalità corrente ha quasi l’età di una nonna, per quanto giovane.

Così Rosaria si rannicchia sul fianco destro, dal suo lato di letto, sente i respiri lunghi e profondi del marito che è precipitato nel sonno e sa che tra poco inizierà a russare. Rimugina e aspetta che rientri la figlia.

«La vita è stata ingiusta con lei.»

In casa, il buio profondo è rischiarato dal rumore degli zampilli della fontana che provengono dalla strada. Rappresenta Nettuno in corteo con cavalli e tritoni, nell’atto di rapire Proserpina. Il rumore dell’acqua le fa venire in mente che le sarebbe piaciuto viaggiare, invece nella sua vita ha fatto solo brevi spostamenti: città-paese, un percorso di non oltre dieci chilometri.

In questa notte di ottobre del 1965, Rosaria sente che la vita è stata ingiusta con lei: non le ha mai donato niente.

Ancora non può sapere della burla che la vita le ha preparato: tra nove mesi, appesantita, anche dalla vergogna di partorire a quell’età, avrà qualcuno su cui scaricare insoddisfazione e risentimenti, da poter tenere accanto come un marito e un servitore fedele.

coco giuseppe bio

Giuseppe Fabrizio Ernesto Coco (1966) è nato a Catania e vive a Firenze. Ha pubblicato alcuni saggi e testi divulgativi sullo stile di vita etico, tra i quali Sowa Rigpa (Infinito Edizioni, 2010), insieme a Franco Battiato, e Il pasto gentile (Infinito Edizioni, 2012). Ha frequentato alcuni corsi online della Scuola Holden.