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Un racconto di Giorgia Tolfo
Numero di battute: 2289

Si erano date appuntamento per un caffè senza sapere che bar avrebbero scelto o che saluto avrebbero usato.

Non sapevano, allora, che a posteriori sarebbero tornate a ripensare a quell’incontro con insistenza, cercando di mettere a fuoco i dettagli che nel loro accadere erano sembrati irrilevanti, come la maglia o l’espressione indossata, o il colore del cielo quando avevano appoggiato la mano sulla porta del locale. Però ricordavano il freddo – quello non si poteva dimenticare perché era stato eccezionale anche per i giornali – che era svaporato dai cappotti nell’istante in cui erano entrate nel bar ed erano state avvolte da un’umidità che profumava di cornetti appena sfornati ed era appiccicosa come certi umori.

Avevano scelto il tavolo nell’angolo, in disparte ma non troppo fuori vista, e si erano sorprese ad allungare la mano sullo schienale della stessa sedia. 
Avrebbero poi raccontato che quello era stato il momento in cui avevano capito, l’una all’insaputa dell’altra, la sfida che si sarebbero lanciate, una sfida che in quel momento non esisteva che nella forma di uno dei futuri possibili, una delle tante configurazioni che le conseguenze del loro incontro avrebbero potuto assumere.

Una ragazza con una camicia a quadri aveva portato loro il caffè che avevano ordinato con distrazione, senza pensare, prese com’erano dalla conversazione che era sbocciata vivace dopo aver preso posto una di fronte all’altra.

«Però ricordavano
il freddo.»

Erano bastate poche domande di circostanza per capire che avevano camminato spesso sotto gli stessi portici, che si erano riparate dalla pioggia sotto gli stessi archi, che se ora abitavano in due mondi fisici diversi, i loro pensieri ne occupavano uno in comune. Amavano gli stessi libri, ma una preferiva il ritmo nervoso della punteggiatura, l’altra la lunghezza dei periodi, una il respiro del racconto, l’altra i dettagli di certe descrizioni.

I loro sogni erano proibiti, o come avrebbero ammesso a posteriori, proibiti in quel momento, in quel contesto, gli uni agli occhi dell’altra.
Ma attratte da questi, sedevano immobili, fissandosi, cercando di vedersi oltre gli sguardi che si lanciavano, desiderando guardare ed essere guardate, sapendo che prima o poi, come meduse di una personale mitologia tragica, avrebbero finito per decapitarsi a vicenda.

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Giorgia Tolfo è nata a Marostica nel 1984 e vive a Londra. Ha conseguito un dottorato in Letterature Moderne, Comparate e Postcoloniali presso l'Università di Bologna, scrive su varie testate online, tra cui Finzioni e minima&moralia, ed è programmatice del Festival di Letteratura Italiana di Londra (FILL).