Pastrengo | rivista e agenzia letteraria

racconto irene chias

fantagroupieautofiction ucronica

Un racconto di Irene Chias
Numero di battute: 2490

È chiaro che quello serio fra i quattro è Paul.

Alcune delle sue canzoni sono fra le mie preferite, e forse ci proverei, se non fosse evidente che non mi sopporta, anche perché mi ritiene motivo di distrazione e cazzeggio per la band. Lui è concentratissimo, percorre la strada a testa bassa per raggiungere l’obiettivo, ma spesso deve incazzarsi con gli altri che preferiscono passare le notti a ridere, calarsi in trip fantasmagorici, fare sesso con tipe come me. Gli altri tre sono molto più concilianti. Sono miei alleati, anche se io in cuor mio do ragione a Paul: loro, con o senza me fra i piedi, sono troppo dispersivi e caotici.

John se ne frega, non mi cerca e non chiede di me. Ma quando mi vede mi fa festa, mi offre da fumare, si lascia andare a fantasticherie visionarie. L’altro giorno, esagerando un po’, gli ho detto che considero In My Life la più bella dichiarazione d’amore che sia stata mai scritta. Lui masticando una chewing-gum vecchia, sulla quale aveva fumato e bevuto, mi ha detto: sì, è bella, ma Girl lo è di più. E mentre lo diceva non ero neanche sicura che lo stesse pensando. Ma forse sì, perché proprio di Girl dirà che è stata scritta immaginando Yoko, questa ragazza da sogno che doveva ancora entrare nella sua vita. Forse John sa viaggiare come me. O forse è solo bravo a sognare.

Io mi sono rassegnata a essere un elemento di contorno qui con loro, una delle tante, anche se vorrei essere diversa, almeno per qualcuno. E questo qualcuno non sarà comunque Ringo, che invece ci prova di continuo. Non dico che non sia sexy, è stato anzi quello che più mi ha colpito quando li ho visti tutti e quattro insieme. Ma è davvero un carrarmato ubriaco, un collezionista che perde il conto, non saprebbe raccontare quello che gli è successo ieri, mentre Paul dall’alto guarda e giudica.

«John se ne frega, non mi cerca e non chiede di me.»

Per fortuna che poi c’è lui, tenerezza profumata di ghirlanda e incenso. Se avesse lo stesso metodo di Paul, sarebbe il numero uno. John ha un talento potente e sbandato, e non ha bisogno di sistematicità. Ma George, quello che di musica capisce di più e in musica approssima di meno, sì. Credo di amarlo davvero. E credo che lui ami me. È quell’amore pulito e arioso che non teme paragoni, non ha bisogno di esclusiva, non deve vincere niente e quindi contro niente si deve battere. Non ho neanche bisogno di dirgli che Here Comes the Sun mi scalda il cuore ogni volta che ne sento gli arpeggi iniziali, o che, a chiunque pensasse mentre la scriveva, Something è dedicata a me.

bio irene chias

Irene Chias è nata a Erice (TP). I suoi racconti sono apparsi su «Nuovi Argomenti», su «Granta Italia», sulle pagine siciliane di «la Repubblica», su «Il primo amore» e in diverse antologie. Ha pubblicato i romanzi: Sono ateo e ti amo (Elliot, 2010); Esercizi di sevizia e seduzione (Mondadori, 2013), vincitore del Premio Mondello Opera Italiana e del Premio Mondello Giovani; Non cercare l’uomo capra (Laurana, 2016).