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vicinanza

Un racconto di Nicoletta Verna
Numero di battute: 2267

La luce del neon mi ghiaccia, c’è odore di fumo e di chiuso. Siedo di fronte a una donna che somiglia vagamente a Lena, ma Lena è più bella. O lo era.
«Che cosa ricordi?» mi chiede.
Rispondo: «Niente», ma non è vero.

Ricordo che camminavo da solo lungo una strada completamente deserta. A me non piace, la solitudine. Stare solo con me stesso mi spaventa. Credo che il problema sia questo.
Finalmente ho visto qualcuno in lontananza e l’ho raggiunto veloce, pieno di sollievo. Era un ometto dal viso sgradevole. Ed è qui che tutto si fa più confuso.

«Buonasera. Lei chi è?» ho chiesto.
«Chi è lei, vorrà dire» ha risposto.
«Mi chiamo A., molto piacere.»
«Io mi chiamo A., vorrà dire.»
«Non c’è niente di strano» ho replicato gentilmente, «lei ha il mio stesso nome.»
«Lei ha il mio stesso nome, vorrà dire.»

«Lei ha il mio stesso nome, vorrà dire.»

Me ne sono andato, non era un dialogo che desse molta soddisfazione. Eppure mi sentivo così solo che avrei fatto qualunque cosa pur di avvertire la vicinanza di qualcuno.
Poi, dal nulla, è apparsa Lena. Era soave come un angelo e ho capito che mi avrebbe ascoltato e accompagnato per sempre. Le sono volato incontro, disperatamente felice.
«Vuoi sposarmi?» le ho chiesto in un soffio.
«Sì» ha sussurrato.
L’ho stretta forte, quando ho visto alle sue spalle di nuovo quell’uomo disgustoso.

«Mi sposa!» gli ho gridato.
«Sposa me, vorrà dire.»
Ho girato la faccia dall’altra parte.
«Credi che lei sarà per sempre tua? Che idiota» ha sibilato. «Ti tradirà. È già successo. Succederà di nuovo. Lo sai.»
«Non è vero!»
«Che idiota.»

Ho preso per mano Lena e siamo corsi via sulla strada deserta, e poi improvvisamente lei non c’era più.
In quel momento è passata un’auto. L’ho fermata.
«In che direzione va?» ho domandato al conducente.
«In che direzione va lei, vorrà dire.»
Mi è quasi venuto da piangere. «Perché mi perseguita?»

La luce del neon mi ghiaccia, c’è odore di fumo e di chiuso.
La donna chiede: «Perché hai ucciso Lena?».
Non rispondo.
«D’accordo. Vediamo se con il mio collega sarai più loquace.»
Dice al telefono: «Esattamente. No. Ci pensa lei, tenente?».
Realizzo che è notte, che ho freddo, che sono pieno di stanchezza. Chiudo gli occhi. Quando li riapro il tenente sta entrando nella stanza. Lo guardo atterrito.
«Ma che ci fa lei qui?» grido.
«Che ci fa lei, vorrà dire.»

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Nicoletta Verna (1976) è romagnola ma vive a Firenze, dove si occupa di comunicazione e web marketing per la casa editrice Giunti Scuola. Ha pubblicato saggi e volumi su media e cultura di massa. Ha scritto un romanzo segnalato al Premio Calvino 2018 e ha pubblicato alcuni racconti.