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Luigi Tuveri racconto

verso casa

Un racconto di Luigi Antioco Tuveri
Numero di battute: 2494

Dopo le sette c’è un autobus ogni mezz’ora. Anna torna dal lavoro e cammina. Abita in un monolocale alle case nuove, quelle costruite oltre il capolinea della metropolitana. Molte abitazioni sono vuote e spesso arriva gente nuova. Per capire che persone siano, Anna guarda cosa esce dai camion e pensa che le sarebbe piaciuto fare un trasloco vero, arrivare con qualcuno, invece il giorno che ha lasciato la casa della madre, l’è bastato riempire qualche valigia. L’ha aiutata il fratello a portar la roba.

Dopo l’ultima fermata ci sono campi incolti, orti abusivi e auto posteggiate. I marciapiedi terminano in nodi di cespugli e cumuli d’immondizia. È un territorio di topi e di cornacchie, di fumo che si alza nella macchia suburbana, di odori acri che pungono la gola. Sono stati costruiti anche edifici che forniranno servizi alla comunità, ma per ora sono inutilizzati. Sacchi amniotici gonfi d’aria morta con nessuno dentro se non, immagina Anna, echi strozzati dalle esalazioni delle vernici.

In piedi sui telai di rinforzo con cui hanno ingabbiato i fusti di giovani alberelli d’arredo urbano, ci sono i ragazzi. Stanno in branco a urlare verso le finestre del carcere minorile. Fumano, bevono birra, si speronano con le bici a noleggio del municipio. Sono giovani e arrabbiati, tatuati. Rasati, meticci, segnano le panchine coi coltelli.

«A ogni piano, Anna esprime
un desiderio.»

Anna passa in mezzo, la strada è quella. Sente le parolacce, i rutti, le grida di vendetta. Il fatto che nel branco, di solito, ci sia qualche ragazza la rassicura. Un passo dopo l’altro supera quel muro, attraversa uno spiazzo, cammina di fianco alle ruspe e avvista il palazzo. Sorpassa le fermate che avrebbe potuto fare con l’autobus, prende le chiavi dalla borsa, osserva il tasto intonso del citofono ed entra nel giardino condominiale. Alza gli occhi per vedere quanti sono i vetri illuminati, magari è arrivato un nuovo inquilino, una nuova famiglia. Segue i labirinti tra le aiuole ancora da seminare ed entra nell’androne.

Il monolocale è all’ultimo piano. L’ascensore è fuori uso, ha detto il geometra che prima devono collaudarlo. Sono dieci piani. A ogni piano, Anna esprime un desiderio. Le piace fare questo gioco: tampona la fatica, le ferite, la trattiene in un respiro piacevole. Al sesto piano, una porta si apre di colpo. Anna si ferma. Ciao, le fa con la mano una bimba minuscola. Si sorridono. Anna poi prosegue: i piedi sugli scalini e i desideri tra la pancia e gli occhi. Dalla finestrella del pianerottolo entra la luce.

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Luigi Antioco Tuveri (Milano, 1964). Perito Industriale, tre figli. Ha pubblicato racconti in riviste e raccolte. Tra questi: L’altra porta (Terre di Mezzo), La terra al tempo dei mondiali (Autodafé), Che ti fummo affidati dalla pietà celeste (Cadillac).