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espiazione da starbucks

Un racconto di Claudio Conti
Numero di battute: 2469

«È ridicola» faccio a Guido mentre mi alzo sulle punte per vedere che succede lì davanti. «È un’idea da impallinato, te ne rendi conto, vero? È senza logica.»
«La logica poi.» Guido è in fila dietro di me e parla guardandosi le scarpe. «La religione è forse logica
Mi giro appena. «Andrai all’inferno.» Quindi sbuffo e mi sporgo verso il bancone. «Oddio, ma cos’hanno oggi? Cristo. Muovetevi.»
«Rifletti» continua lui, «tutto torna: i peccati sono i punti ferita e le preghiere sono i punti esperienza.» Strusciamo le suole avanti di mezzo passo. «Ogni nostra preghiera porta punti ai giocatori.»
Sorrido. «E sarebbe tutto qui il Grande Mistero?»

Mi vibra il cellulare, è Lara. Lo rimetto in tasca.
«Le nostre vite» continuo, «sarebbero il gioco di ruolo di un gruppo di mocciosi?»
«Esatto.» Mi indica. «Adolescenti livorosi che nel Gioco interpretano gli dèi. Cristo, Buddha, Allah e non so, Confucio?»
«Si dice gli dèi o i dèi?»
Facciamo un altro mezzo passo. Il cellulare mi vibra ancora.
«È Lara, vero?» mi fa Guido sbirciando sopra la mia spalla, «dovresti chiederle scusa.»

«E gli ebrei?» gli chiedo.
«Cosa?»
«Non puoi tenere fuori dal gioco il Grande Popolo Eletto.»
«Ma sempre Cristo è.»
«Vero» dico distratto mentre mi guardo dietro. La fila arriva alla porta.
«È che l’idea di essere un personaggio» continuo, «è così deprimente.»

«E sarebbe tutto qui il Grande Mistero?»

Noto un signore anziano che sta appiccicato a Guido.
«Ma non lo vedi» mi fa lui, «che le nostre vite sono decise da un giro di dadi? È evidente.»
«Einstein diceva che Dio non gioca a dadi.»
«Ecco, per questo gli ebrei non li faccio giocare.»
Rido. «Sei tutto scemo.»

Avanziamo.
«Senti, Guido, è semplice: non c’è nessun moccioso, nessuna divinità. C’è la morale. Viviamo, commettiamo errori e paghiamo il loro prezzo. Come? Con le buone azioni. È una bilancia universale.»
«Come Lara» mi fa lui con una nota di biasimo. «È un errore bello grosso, un prezzo salato.»
«Farò una buona azione» gli dico con un mezzo sorriso.
«Bella grossa.»
«Ecco. Quel signore dietro di te. Lo faremo passare avanti.»

Guido si gira appena, quindi torna su di me, perplesso. «La tua generosità è disarmante.»
Ci facciamo da parte e il vecchio, a passi brevi e rapidi, ci sorpassa con un sorriso e con il gesto di alzare il cappello.
Qualche minuto dopo tocca a noi.
«Un macchiato cannella per il mio amico e un Caramel Frappuccino per me.»
«Sono desolata» mi fa la ragazza in verde, «ma l’ultimo Caramel Frappuccino lo ha preso proprio il signore prima di voi.»
«Cristo.»

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Claudio Conti nasce a Roma nel 1972. Vive nelle Marche. Scrive da due anni, ci pensa da sempre.