Pastrengo | rivista e agenzia letteraria

racconto-massimiliano-piccolo

questa è la volta buona

Un racconto di Massimiliano Piccolo
Numero di battute: 2476

In giro per la valle dicono che ho il cervello fottuto. E sussurrano del mio vizietto. C’è chi fuma paglie, addirittura elettroniche, chi beve bianco a colazione, chi pippa come un folle e chi va a farsi palpare nei centri massaggi.

A me, invece, piace giocare alle slot del bar American di Vittorio. Lui è uno in gamba. Viene da fuori e sa il fatto suo. È cinese, alto e ha anche una certa cultura. Va addirittura all’università quando non gli tocca stare dietro al bancone.

Io ci vado appena posso.
Ogni attimo è sprecato quando ci si potrebbe arricchire o saldare i debiti. Lavoro come giardiniere e invoco la tempesta per infilarmi all’American
e restarci per ore in attesa di uscirne vincitore.

«Ogni attimo è sprecato quando ci si potrebbe arricchire.»

Mi capita di vedere facce che mi scrutano, soprattutto gli anziani che qui, come ovunque, sono veri tritacoglioni. Va’ a laurà! urlano i vecchi quando mi fissano per minuti che paiono ore. Ribatto che non è un cantiere e di marcire altrove. Loro mi guardano male e si lamentano con il Signore che mi ha fatto tanto maleducato. Spesso la buttano sui sensi di colpa dicendo che la mamma è tanto brava e che non si merita un figlio così. Ma io continuo a giocare sapendo che si merita un figlio vincente.

Quando sta chiudendo, Vittorio estrae un quadernino dove segna i più, i meno e numeri. Per ora sono soltanto i meno, ma le cose stanno cambiando. Dice che non ci sono più bufale in circolazione. E io ci credo, cazzo se ci credo. Poi studia ingegneria, quindi ne capisce di ’ste cose. Mica è gnucco come la maggior parte dei paesani. Gente che fatica, per carità. Ma il limite mentale è evidente. Non capiscono che bisogna osare. Non si può guadagnare soltanto muovendo le mani. L’astuzia deve trionfare. Ecco perché continuo a giocare, inseguendo la perfezione.

La crisi nera è il lunedì, quando l’American chiude. Nonostante siano cinesi e si dice che lavorino sempre. Ho anche venduto la Clio per rientrare nelle spese e non posso fare chilometri per andare a giocare. Ci ho provato con la bici di mia madre ma è sembrata una tappa della Vuelta. Poi non voglio tradire la fiducia di Vittorio. Ogni volta che entro mi offre il cicchetto fortunato, come lo chiama lui, e io mi commuovo.

Così ci torno ogni giorno e passo il tempo. Ci metto piede non appena smonto e lui mi offre un quarto di rosso dandomi il benvenuto con l’appellativo “gran lavoratore”. Io lo ringrazio, bevo in un solo sorso e mi metto all’opera. “Questa è la volta buona” mi dico ogni benedettissima volta.

piccolo massimiliano

Massimiliano Piccolo (1982) vive in Valtravaglia, a pochi passi dal lago Maggiore. Lavora nel sociale, vaga per boschi e ama viaggiare. Ha pubblicato due raccolte
di poesie e sta per pubblicarne una terza, con Italic Pequod. Scrive articoli, racconti
e ha almeno tre o quattro romanzi che gli gironzolano per la testa.