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balene bianche

Un racconto di Gianluca Ferrittu 
Numero di battute: 2494

Era Natale e nessuno dei due capiva bene il motivo per cui erano lì. Luciano sentiva il vento salmastro scivolargli tra i capelli e udiva da lontano le onde infrangersi sulla battigia.
L’enorme carcassa si stagliava immobile sulla spiaggia. Sprofondava nella sabbia umida e scura e l’acqua, spinta nelle onde, la sfiorava appena.
Ora che Luciano fissava l’animale pensò che fosse la prima balena che vedeva in vita sua. Oltre a loro, Platamona era deserta e il vento continuava a sbuffare tagliente sul Golfo.

«Da quanto hai detto che è qua?»
«Un mesetto tutto. Forse un po’ di più.»
«E come ha fatto?»
«Speronata. A largo. E poi le onde e le maree ed è arrivata qui.»
«E non la spostano?»
«No. Cioè, ci hanno provato, ma non sanno chi è che deve farlo.»
«Dovrebbero muoversi.»
«Già.»

Luciano sentì un brivido di freddo per il vento. Perché erano lì? Sfiorò la carcassa della balena con un piede e lo ritrasse. Poi suo fratello gli girò attorno in cerca del muso. Guardò per un po’ gli occhi chiusi e privi di vita dell’animale e nessuno dei due disse niente.

«E se la bruciassimo?»

Luciano guardò la balena e la immaginò nuotare verso la superficie. La pensò mentre veniva colpita e cadeva a fondo. La immaginava sanguinante e la nave che si spostava per l’urto e le onde che la trascinavano a riva.

Luciano diede un’occhiata alla spiaggia e al mare attorno e poi di nuovo alla carcassa e a suo fratello. Da quando entrambi i loro genitori erano scomparsi, il Natale non era più sacro. Non tornava a Porto Torres da allora e adesso che lo aveva fatto c’era una balena morta. Si sentiva stanco, come se fosse un suo problema. Suo fratello disse qualcosa a proposito di un geologo e un archeologo che avevano chiamato per spostare la carcassa. E poi più nulla.

Luciano si disse che tutto si riduce sempre a poco. Pensava ora a se stesso e a suo fratello come grandi Balene Bianche. Rifletteva sul fatto che lasciare l’animale sulla spiaggia sarebbe stato ingiusto. Il tempo e le mareggiate l’avrebbero spezzato a metà. Pensò che non fosse dignitoso e che quella balena l’avessero tradita un po’ tutti.

«E se la bruciassimo?» disse poi.
«Perché?»
«Per toglierla da qui.»
Il vento sferzava sul mare. Il fratello guardò Luciano che era serio e parve capire. Fece un cenno con la testa.
«Ho una tanica di benzina a casa.»
«Andiamo allora.»

Quando poi tornarono e tutto fu compiuto il fumo si era levato alto sul mare. Nessuno dei due disse niente finché la balena non fu oltre la loro vista. Per poco sentirono che era scomparsa.

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Gianluca Ferrittu (1994) è nato a Casale Monferrato, anche se negli ultimi anni ha vissuto tra Genova e Pavia. Tra poco parte per Lisbona, ma poi torna. Pubblicherà a breve un racconto su l’Inquieto e si definisce entusiasta della nebbia padana e del bianco e nero. Dice che per ora è tutto un work in progress, ma che si farà trovare pronto.