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Duccini-Antonella-Racconto

con la faccia sporca

Un racconto di Antonella Duccini
Numero di battute: 2458

Con la faccia sporca fissa sdegnosa l’obiettivo, ignorandomi. Tiene le mani incrociate sul petto e indossa un orologio da uomo con il quadrante troppo largo per il suo braccio sottile. I suoi capelli hanno un gran bisogno di essere lavati. Non somiglia affatto ai bambini di cui mi prendo cura di solito.

Mi chiamo Vivian e sono una bambinaia, a volte è faticoso, ma non potrei fare altro. Con loro, la vita ricomincia da capo ogni giorno. Passo il tempo libero a fotografare la gente che incontro nelle strade di Chicago e nei vicoli lì intorno. I miei ricordi migliori sono legati alle foto che scatto. Per cinque giovedì filati ho seguito quella bambina ma, fino a oggi, non sono mai riuscita a catturare un suo ritratto. Ha le unghie rosicchiate a zero e indossa una maglietta a righe. Quando stacca le mani dal petto, allunga la destra per toccare la macchina fotografica, sfiorandola appena, come se avesse paura di romperla. All’improvviso una voce d’uomo alle mie spalle grida qualcosa che mi fa girare di scatto e, quando mi volto di nuovo, lei è sparita.

«Stia attenta signora, sono mesi che cerco di prendere quella piccola delinquente. Non si lasci ingannare dal suo bel visino.
Ha derubato i passanti e tutti i negozi della zona» mi avvisa un poliziotto.

«I miei ricordi migliori sono legati alle foto che scatto.»

Nei sei giorni che seguono, non riesco a toglierla dalla mente. La incontro di nuovo, mentre finisco di allacciarmi una scarpa. La vedo entrare dentro un edificio pericolante in un vicolo buono per i gatti randagi e la spazzatura. Sposta una delle assi di legno dell’ingresso e poi la risistema al suo posto una volta passata. Tappo l’obiettivo della Rolleiflex e mi infilo a fatica in quel passaggio. Salgo per cinque rampe buie dei gradini invasi da pezzi d’intonaco, bottiglie di coca, incarti di dolciumi e caramelle. Alla fine, in una stanza umida con una finestra tappata da nylon, vedo la ragazzina dalla faccia sporca accucciata ai piedi di un materasso, mentre rimbocca la coperta a un bambino di forse tre anni. Non si è accorta di avere un’attenta spettatrice.

La cosa dura già da una decina di minuti quando il bambino si sveglia, si stropiccia gli occhi chiusi con i polpastrelli delle mani, alza lo sguardo verso di me e rimane un momento in attesa. Poi, assumendo una posizione più eretta, mi indica, lanciando un breve urlo. Lei sussulta come se gli avessero sparato. Il bambino cerca la sua mano e ci infila dentro la sua. Insieme, senza perdermi di vista, fuggono di corsa.

Racconto-Antonella-Duccini

Antonella Duccini (1963) ha studiato all’Università di Firenze. Ha iniziato scrivendo di storia, ha continuato scrivendo racconti. Le raccolte della Scuola Carver di Livorno, Obtorto collo (Valigie Rosse 2016) e De Sprofundis (Valigie Rosse 2017), contengono due suoi racconti.