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il quinto giorno

Un racconto di Giulio Pedani
Numero di battute: 2488

Il quinto giorno trovarono la spiaggia più bella. Dopo l’arrivo, e il sesso a sciogliere la tensione del volo, e il riposo, il noleggio, le assicurazioni, senza farsi fregare, certo, e il disorientamento, e i primi bagni dove capita, e due ottime taverne, il quinto giorno lavò finalmente via le scorie della vita di città, come l’acquazzone fa con le polveri sottili. Il quinto giorno la vacanza è nel vivo ma non al punto da far fiorire le prime angosce su come sarà ritornare; l’isola greca appare misteriosa eppure già familiare; la dopamina segue come uno scudiero la curva ancora crescente dell’abbronzatura.

La lingua di sabbia spuntava in fondo a una gola ripidissima. La strada era praticabile in auto, ma nessuno si azzardava per paura degli strapiombi o di trovarsi sperduti laggiù in caso di incidente o foratura. La spiaggia era deserta e sembrava esserlo da sempre. La strada scendeva dal monte contorcendosi in tornanti di fortuna. Sui greti spuntavano dalla vegetazione bassa enormi agave con il fusto centrale alto e diritto come un albero avaro stagliato contro l’esplosione azzurra del mare.

«La lingua di sabbia spuntava in fondo a
una gola ripidissima.»

Scendendo lui si sentì ricrescere fra le mani la loro storia (dove stava il male, allora: nell’uniformità ottenebrante della vita, o nella patetica euforia ricreativa del viaggio?). Lasciarono l’auto in una rientranza e decisero di scendere a piedi i tre chilometri che li separavano dalla spiaggia. Si spogliarono correndo sulla sabbia un attimo prima di tuffarsi. Si dissero che quello era certamente un luogo prediletto dalle tartarughe marine per deporre le uova. Fecero l’amore sull’unico scoglio liscio vicino alla riva, poi guardarono la palla di fuoco da gialla farsi arancio, rossa, rosa, infine scomparire inghiottita dall’acqua, spargendo ovunque chiazze viola.

La dopamina aggiunse un desiderio di endorfine, così le disse di aspettarlo lì e partì correndo per risalire la montagna, riprendere l’auto e tornare da lei. Saliva leggero, coperto di sudore e di una felicità per una volta priva di recinti. Sul penultimo tornante il cuore gli esplose in petto lasciandolo strozzato a terra, un rivolo di bava bianca dalla bocca, mentre la falce di luna lo osservava da sopra il monte, e del mare si cominciava a sentire solo lo sciabordio. Lei era ancora accucciata sulla sabbia. Guardava verso l’orizzonte con una maglia nera sotto i capelli dorati ormai asciutti. Le onde sembravano avere leggermente accentuato il loro rumore. Evitò a lungo di rimettersi in cammino.

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Giulio Pedani è nato a Siena nel 1981. Scrive recensioni satiriche su film che non ama per la rivista cinematografica online TheMacGuffin. Suoi racconti sono usciti su Fútbologia e Toscana Ovunque Bella. Il suo racconto Passami Il Granchio è stato pubblicato nella raccolta Odi – quindici declinazioni di un sentimento (Effequ, 2017). Il suo racconto Respirano ha vinto il premio Petrarca.fiv organizzato dalla rivista Con.tempo e dal comune di Figline Valdarno.