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il funerale

Un racconto di Andrea Brancolini
Numero di battute: 2454

Appena rientrata in casa va alla scarpiera, si siede sullo sgabello e si toglie le scarpe nere in vitello, si infila le pantofole, quindi prende il tendiscarpe in legno di faggio lì sopra, lo inserisce nelle scarpe e sospira. Le spolvera con una spazzola, gli dedica un ultimo sguardo e le mette a posto. Nello scomparto sotto ci sono quelle di Remo. E la sua voce che dice: «Ma perché ti compri ’ste cose? Son da vecchia». E lei: «Oh Remo, sono vecchia. Sei vecchio anche tu». Ma quante scarpe aveva fatto, suo marito.

Poi era arrivato loro figlio: «Bisogna specializzarsi» aveva detto. Remo aveva trasmesso la passione per le cose belle e ben fatte, ma non per l’oggetto finito, per la scarpa. «Bisogna fare come un artigiano ma pensare come un’industria, babbo», e così avevano venduto il negozio, preso un mutuo e messo su la Vanni e figli SRL. Remo all’inizio faceva da supervisore, poi aveva reso il garage un laboratorio per continuare a lavoricchiare. L’azienda è cresciuta e ora, a detta di Mario, è fra i leader del settore grazie a prodotti innovativi, cromati o metallizzati. Trecce, lacci, stringhe, bordi, profili, e poi oro, argento, alluminio, da impazzirci.

Accende la televisione e si toglie l’apparecchio acustico: dopo tutte le parole del pomeriggio adesso può sopportare solo un brusio. Dopo cena leggerà qualcosa mentre Remo, il Biondo, Pelo e Ruga discuteranno come al solito per canasta e il calcio. Prende dal frigo il pentolino con la pasta e fagioli del giorno prima e la mette a scaldare sul fornello più piccolo. Si gira e sullo schermo vede scarpe: una pubblicità. Si appoggia un attimo al tavolo.

«Oh Remo, sono vecchia. Sei vecchio anche tu.»

La pasta neppure tiepida; va alla porta del garage, l’apre. È tutto buio, ma vede un’ombra seduta sulla sua sedia. «Qui sto bene» le dice. «Non hai debiti» gli risponde, «non li hai mai avuti. Tra poco è pronto».

Torna in cucina, apparecchia il tavolo. Dal pentolino sale fumo, spegne il fornello e si serve. Si concede mezzo bicchiere di vino, stasera. Dopo cena torna alla scarpiera, tira fuori le scarpe e le cosparge di cera, appena un velo. Anche l’esterno del tacco e della suola. Poi le porta in cucina, le lascia di fianco alla poltrona. «Devono assorbire la cera» le ripete un’ultima volta la voce, «bisogna avere pazienza.» Prende il libro, Maigret e il fantasma, si siede sulla poltrona e lo apre.

Poggia una mano sulle pagine, chiude gli occhi e dice: «Non. Non arrabbiarti troppo stasera. La pressione, la pressione».

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Andrea Brancolini (1978) è nato a Pistoia. Ha fatto parte delle riviste Bombasicilia (2004-2007) e Lankelot (2006-2016). Ora in Lankenauta (erede si spera degno di Lankelot). Suoi testi compaiono sporadicamente qua e là.