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Un racconto di Angelo Siciliano
Numero di battute: 2445

Maria Cometa, in abito giallo, si ritrova seduta in una piccola barca di legno, dentro la spiaggia, non si volta verso il rumore del mare, forse il mare l’ha portata lì, lei non è sicura, vigilia d’ottobre, sera.

I lustrini sull’abito incontrano una qualche luce, Maria Cometa è sparsa di chiarore, sembra emettere uno scintillio vaporoso, resistente. Tutt’attorno s’ammassa il buio, lei continua a restare immobile, bisbiglia cose frenetiche. Si direbbe intontita, come chi si risveglia davanti a una situazione radicalmente inaspettata.

Non c’è luna, Maria Cometa ha ormai stabilito che sia quest’approdo, sia questo periodo dell’anno, è per un errore. Poi sente il rumore del mare rompersi dietro di sé. Dura molto poco. Su un fianco e l’altro della barca compaiono tre figure. Tre uomini. Inzuppati, ciascuno con un fagotto legato alla schiena. A Maria Cometa viene da pensare che devono anche aver camminato sotto l’acqua, spesso succede.

Pur sfiniti, ora gli uomini non si lasciano cadere. Il buio li mostra attenuati. La loro presenza lì accanto, dritti, la loro persistenza, non spaventa Maria Cometa, non la stupisce. Solo osserva: sono meno scuri di me. E i tre vedono che lei è una giovane donna nera in abito giallo.

«È una giovane donna nera in abito giallo.»

Stanno posizionati ai bordi di quel suo brillare fioco e durevole. Finora non hanno pronunciato una parola. E nemmeno Maria Cometa da quando sono arrivati. Ma lei è consapevole che s’aspettano un cenno su come proseguire. D’altronde si trovano in quel posto e in quel momento perché hanno viaggiato – hanno sconfinato – con gli occhi aggrappati al suo tragitto anche quando camminavano sotto il mare.

Sì, queste cose Maria Cometa le sa, le “sente”, e tuttavia non riesce a ricordare il percorso che sorprendentemente l’ha fermata sulla spiaggia. Non ricorda soprattutto il motivo profondo per cui lei si è messa in viaggio: non c’entra solo il fatto di dare una via a quegli uomini. In conclusione, Maria Cometa non ha idea di che luogo è quello e cosa suggerire ai tre. Per di più è quasi certa che la sua lingua sia del tutto diversa dalla loro.

Intanto gli uomini hanno cacciato dai fagotti varie specie di esili doni, forse per verificarne lo stato. Più tardi Maria Cometa scende dalla barca, strappa dall’abito uno per uno tutti i lustrini. Quindi, nel buio ancora duro, lei e gli uomini vanno, insieme, riprendono un cammino. Alle loro spalle quei punti luce sparpagliati sulla sabbia, come un sonno di braci.

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Angelo Siciliano (1977) vive in provincia di Reggio Calabria, realizza laboratori teatrali nelle scuole e in vari spazi d'aggregazione giovanile, organizza attività culturali. Un suo racconto è stato pubblicato all'interno di Concepts Arte (Arpanet). È giornalista pubblicista.