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Un racconto di Davide Coltri
Numero di battute: 2484

Alla ricreazione Nada mi scruta da dietro le lenti spesse. Le sue dita tozze e deformi spremono il brick con tanta violenza che il succo straborda e le cola dalle guance. Si asciuga con la manica della felpa, poi rivolge alla preside uno sguardo smarrito e urla: «Shilvia!».

«Lui è Pietro, il tuo nuovo insegnante. Non ti vuoi presentare?» chiede la preside prendendola sottobraccio nel tentativo di calmarla.

Nada la scaccia via e si allontana trascinando un piede per terra. Il bacino asimmetrico la costringe a tenere il peso della schiena talmente sbilanciato all’indietro che mi lancio a sorreggerla, convinto che stia per perdere l’equilibrio. Si divincola, raggiunge la ringhiera delle scale e si aggrappa al corrimano. Ci scruta diffidente, poi pare dimenticarsi di noi e resta ferma, in attesa. Al suono della campanella viene rapita dal flusso di studenti che corrono su per gli scalini. Ne segue i movimenti e sorride affascinata, come fossero sciami di farfalle.

«Lo sa benissimo che Silvia se n’è andata, ma ci vorrà un po’ perché lo accetti.»

Due ore dopo sono seduto a fianco della mia nuova studentessa, che mi volta le spalle e insiste a invadere col braccio sinistro il banco della vicina. La ragazzina la respinge bonariamente tre volte, poi mi lancia un’occhiata supplichevole.

«Lui è Pietro,
il tuo nuovo insegnante.»

«Nada!», sbotto a mezza voce per non disturbare la professoressa di fisica che parla di elettroni e picchietta il gesso sulla cattedra.
Nada si gira, sbadiglia senza remore e abbassa la testa sul petto, rassegnata e passiva. Estraggo dalla mia cartelletta il disegno semplificato dell’atomo che ho preparato durante l’ora precedente e glielo metto davanti.

«Riconosci questo? Cos’è?»
Nada avvicina il naso al foglio, lo annusa.
«Questo è l’a…»
Sbadiglia. Mi guarda con occhi privi di interesse.
«A… to…»
Sbadiglia.
Poso il foglio sul banco, sospiro, mi stropiccio gli occhi. Le compagne di Nada confabulano nell’aria viziata, la professoressa traccia segni alla lavagna.

Me ne accorgo solo quando mi scappa un gemito: porto la mano alla bocca a sbadiglio già svanito, con uno scatto colpevole e goffo. Alla mia sinistra scoppia una risata incontrollata e contagiosa che scuote i vetri e rimbalza contro le pareti. La professoressa ci lancia uno sguardo gelido di rimprovero. La risata svanisce. Gli occhi vispi di Nada mi ammirano estasiati. Per la prima volta, nel silenzio indignato della professoressa e tra le risatine complici delle altre studentesse, sento la sua voce esclamare: «Piet’o!».

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Davide Coltri (1981) vive a Beirut con sua moglie e si occupa di progetti di istruzione nelle emergenze umanitarie. In passato ha fatto altre cose, tra cui l’insegnante di sostegno, il contrabbassista, il pizzaiolo e il cantiniere. Il suo racconto Kalat è uscito sul numero 6 di Effe. Con il racconto L’ultimo arrivato è stato finalista alla nona edizione del concorso letterario 8x8.