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il cappotto di nutria

Un racconto di Ilaria Gaspari
Numero di battute: 2475

Il modello era un ragazzino, aveva occhi blu e ciglia lunghe che abbassava di continuo come piccoli ventagli. Gli chiedevi una cosa, e quello invece di risponderti socchiudeva gli occhi. Qualche volta poi rispondeva. Veniva da un posto oscuro, un nome polacco forse? Comunque, una landa al di là della cortina di ferro. Pensava Lea, in ginocchio di fronte a lui, mentre aspettava – era un 43 o un 44? aveva due scarpe per mano, lei, e lui gli occhi socchiusi, inutile e perfetto – che forse se non avesse avuto quegli occhi ora sarebbe stato in una scuola squallida, un cubo prefabbricato, realismo socialista, bitume, alcolismo, miasmi, miseria; prima di intraprendere una carriera sfiancante e disumana, muratore, operaio, camionista. Invece era lì, in kimono e piedi nudi (43? 44?) nello stanzino dietro la sala con gli specchi, dove sistemavano i tavoli per la conferenza stampa, contavano sedie, faceva caldo e nessuno parlava.

La sarta aveva sistemato il bottone della camicia bianca. Possiamo vestirti? Silenzio. Entrò il supervisore, Lea era ancora in ginocchio. La fulminò: era già tardi. Lea porse i pantaloni al ragazzo che sbuffando si alzò; con un gesto che aveva fatto mille volte gli slacciò il kimono e iniziò ad abbottonargli la camicia, dall’ultimo al primo bottone, poi i polsini, come a un bimbo piccolo.

«Se non era per questi occhi, adesso, altroché.»

Era molto più alto di lei: quando gli lisciò il colletto sollevò il viso verso quello di lui, lo guardò e quasi l'avrebbe baciato, sarebbe bastato poco. Lui le fece cenno che gli allacciasse i pantaloni e Lea pensò: se non era per questi occhi, adesso, altroché. Si chinò, gli mise le scarpe 44 per non sbagliare, le allacciò strette. Aveva piedi da uomo, ossuti, le vene in rilievo, i piedi dell'uomo che sarebbe stato se non fosse nato con quelle ciglia da bambola, i piedi con cui avrebbe guidato un camion per le strade dell'Europa.

Durante la conferenza stampa Lea gli infilava cappotti descritti in tre lingue dalla traduzione simultanea. Lui, impettito, docile, si abbassava un poco perché Lea potesse accomodargli le spalle. C'era un cappotto di pelliccia di un grigio lucente, pareva d'argento. Spalancò gli occhi: nella magnifica pelle di chissà quale animale, si sentiva un principe, non poteva star fermo: si accarezzò un fianco, l'altro, il pelo morbido, lussureggiante.

Di nutria, disse in tre lingue simultaneamente la voce nei microfoni. Lui non ne capiva nessuna: continuò ad accarezzarsi, in piedi, beato, mentre tutti inorridivano.

bio-ilaria-gaspari

Ilaria Gaspari (1986) ha studiato filosofia a Pisa e poi a Parigi. Il suo primo romanzo è Etica dell’acquario, uscito per Voland nel 2015. Collabora con l’Espresso, La Lettura, Vogue, cura diverse rubriche sul Libraio.it. Alcuni suoi racconti sono apparsi nell’antologia Teorie e tecniche di indipendenza (Verbavolant, 2016), sulla Stampa e su Reportage.