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solitudine

Un racconto di Elena Chiara Mitrani
Numero di battute: 2479

La chiave di volta era stata la morte del cane.
Viveva da sola ormai da un paio d’anni; sua madre era anziana, troppo anziana. Il cane, però, era rimasto, ultimo vero legame sentimentale e scusa per relazionarsi ancora con il mondo esterno. Era un maltese dal pelo ingiallito, gli occhi velati dalla cataratta, il respiro che si faceva ormai affannoso durante il consueto giro intorno all’isolato, intrapreso insieme due volte al giorno. Si era sdraiato tra la poltrona e la piccola libreria e si era lasciato andare. Nascosto, quasi vergognandosi e sentendosi colpevole di lasciarla sola a sua volta.

Lei aveva cominciato ad appoggiarsi a loro, sempre di più. Erano virtuali, ma erano amici. Condividevano eventi, consigli, compravano e vendevano oggetti di seconda mano. Parlava con loro per ingannare quel tempo che passava sempre più lentamente. Raccomandava librerie, partecipava alle animate discussioni sulle decisioni dell’amministrazione pubblica, e ogni volta che qualcuno condivideva le foto di cuccioli di cane da adottare si proponeva, ma non veniva mai ricontattata.

«La casa appariva in ordine, anche se sapeva di zuppa, cane, aria stantia.»

I pompieri erano arrivati poco prima di mezzanotte, nessuno si era presentato alla porta quando avevano suonato il campanello, né quando avevano bussato in maniera energica. Davanti ai vicini in vestaglia avevano fatto saltare la serratura ed erano entrati. Procedendo tra i vecchi mobili senza toccare nulla, avevano notato che la casa appariva in ordine, anche se sapeva di zuppa, cane, aria stantia. L’avevano trovata in camera da letto. Lei, sotto le coperte, non si muoveva. Era stato il più anziano tra loro ad avvicinarsi e a darle un colpetto sulla spalla. Lei si era svegliata e aveva lanciato un urlo, voltantosi a guardarli con aria spaventata.
«Signora! Ma allora è viva!»

Aveva dovuto rimettersi gli apparecchi acustici e gli occhiali, appoggiati sul comodino dall’altra parte del letto, per farsi spiegare cosa fosse successo. Il pompiere più giovane le aveva mostrato qualcosa sullo schermo di un tablet. «L’ha scritto lei questo, signora».

Eppure non se lo ricordava, per lei era stata solo una serata come le altre. Invece, prima di andare a dormire, ai suoi amici del gruppo di Facebook aveva annunciato l’intenzione di farla finita. Loro erano facilmente risaliti alla sua identità e al suo indirizzo, e avevano avvisato i pompieri. Lei sconsolata, guardando con occhi vacui quel ragazzo con il distintivo e lo smarpthone in mano, ripeteva: «Non ricordo di averlo scritto, davvero».

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Elena Chiara Mitrani (1985) è nata a Milano, vive a Parigi. Scrive di libri e di calcio, principalmente ma non solo su Finzioni e Rivista Undici. Quando ha tempo scrive sul blog personale lastanzabianca.net. In passato ha collaborato con diversi siti e pubblicato racconti su FaM - Frenulo a Mano, Terranullius, Setteperuno. Ha scritto un romanzo, Aeroporti (Nativi Digitali Edizioni, 2014).