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per la nostra corona di stelle e di spine

Un racconto di Gabriella Dal Lago
Numero di battute: 2474

La gita al mare non fu programmata con anticipo; la mattina del sabato lui disse: «Elena, andiamo al mare», lei rispose di sì.
Avevano passato la notte nello stesso letto; era maggio, al risveglio i loro corpi sapevano di sonno.

Lui non aveva un’auto: i soldi gli bastavano appena per pagare l’affitto di una stanza. Nonostante le sue divagazioni su un futuro di nomadismo e libertà, era portato per nascita e pigrizia alla sedentarietà. Elena poco tollerava questa abitudine del ragazzo a desiderare cose senza cercare realmente di ottenerle.

Presero il treno delle dieci e venticinque, un regionale veloce che li portò a Savona, dove restarono mezz’ora in stazione attendendo un altro treno, un regionale che li lasciò nel paesino della riviera in cui Giovanni aveva trascorso le vacanze da bambino, in colonia estiva.

«Lui disse: Elena, andiamo al mare, lei rispose di sì.»

Mangiarono due fette di focaccia di Recco a testa; Elena sbrodolò il formaggio sulla camicetta, lui ne rise. La ragazza non lo trovò divertente, e provò una grande delusione. A venticinque anni si chiese se mai avrebbe trovato un uomo capace di giocare con lei, dando per scontato che quell’uomo non sarebbe stato Giovanni.
Il pomeriggio lo trascorsero sulla spiaggia delimitata da paletti azzurri che apparteneva alla colonia di Giovanni; lo stabilimento si chiamava Santa Lucia. A Elena venne in mente la canzone di De Gregori, e Giovanni ammise di non conoscerla. Lei gliela cantò. Litigarono quando lei insistette per fare il bagno in mare, nonostante l’acqua fosse gelida, e lui si ritrasse.

Al ritorno, in treno, entrambi capirono che mai più si sarebbero svegliati nello stesso letto.

Si sarebbero rivisti dieci anni dopo, proprio sulla spiaggia della colonia di Santa Lucia, e avrebbero riso insieme delle suore vestite di bianco che guardavano dalla riva i bambini fare il bagno. Il figlio di Giovanni avrebbe avuto un carattere aspro e selvatico, la figlia di Elena invece sarebbe stata silenziosa e strabica, ma graziosa. «Sai che ho scelto questa colonia pensando a te?», avrebbe ammesso Elena senza imbarazzo, e Giovanni sarebbe stato lusingato di abitare ancora un posto nei ricordi della donna. Non ci sarebbe stato rimpianto tra loro, perché quanto avevano perso non era stato altro che la possibilità di essere felici insieme.

Quel giorno in stazione, però, tutto questo sarebbe stato troppo lontano per essere anche soltanto immaginato.
Si abbracciarono per dirsi addio, e lo fecero con intensità, perché credevano sarebbe stato per sempre.

Del Lago racconto

Gabriella Dal Lago (1992) è nata e vive a Torino. Studia Lettere ed è diplomata
alla Scuola Holden, con la quale collabora per diversi progetti. Per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo gira le scuole del Piemonte a parlare di arte contemporanea e a fare laboratori con bambini e ragazzi.