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cose che servono sempre

Un racconto di Nicola H. Cosentino
Numero di battute: 2477

Sapevo di trovarlo lì. Altre due volte, negli ultimi mesi, mi aveva scritto Sto pensando. Mi raggiungi? e poi l’indirizzo preciso, via Casale Redicicoli, 501. L’Ikea della Bufalotta. Sedeva in punta alla chaise-longue di un divano Dagstorp e attendeva, le mani ad amen e le gambe larghe, l’ora di cena. Poi prendeva due autobus e tornava a casa. Giustificava il viaggio con l’acquisto di una lampadina, quattro piatti, un tappeto per il bagno. Lei non si scomponeva: «Sono cose che servono sempre›». L’ultima volta che mi costrinse a raggiungerlo fino a Porta di Roma per guardarlo riflettere, Vincenzo aveva ai piedi le scarpe running dei giorni di ribellione. Indossarle era il suo bengala di libertà: le calzava con fierezza, noncurante della consunzione craterica sulla parte gommata, nei giorni in cui perdeva un lavoro, viaggiava da solo o litigava con Nicole. Ogni tanto glielo facevo notare. «Hai queste vecchie scarpe» dicevo, e lui rispondeva sempre: «Belle, no? Le mie preferite».

Quel giorno non dissi niente. Fuori pioveva forte, e raggiungerlo mi aveva innervosito. Mi limitai a sedergli accanto e fissare un televisore spento, incastrato sul cartongesso perlato di quel salotto posticcio, lo stesso che aveva riprodotto un anno e mezzo prima nei quaranta mq in cui viveva con Nicole. Era come pensare a casa sua, ma in un universo irreale, circondato da un raccordo di borsoni gialli, coppie consultanti mappe e dépliant con la matita tesa in avanti come il bompresso di un veliero.

«Sedeva in punta alla chaise-longue
di un divano Dagstorp e attendeva.»

Anche tra i suoi piedi c’era uno di quei borsoni: era pieno di candele alla cannella, le preferite di Nicole, e una grossa lampada a forma di cuore. Vincenzo la scavalcò e raggiunse il confine ideale del soggiorno bianchissimo, il loro, per entrare nel mondo accanto, una stanza da studenti fricchettoni piena di arancioni cozzanti e zebrati perfetti, e mobili verde acqua dalle striature ruvide, amatoriali. Un mondo fatto-male-apposta, in eterna ridefinizione, come piaceva a lui. Fece piccoli saltelli da una parte all’altra, dal parquet di mogano alla moquette azzurra, poi si fermò a cavallo del confine, con le gambe ad arco tra le parti tipo Colosso di Rodi. Quando finì, tornò accanto a me.
«Non sono d’accordo con quello che stai pensando» gli dissi. «Che le case è più bello sceglierle che abitarle.»
Lui non rispose.

Non so a che ora uscimmo, non me lo ricordo. Nella mia testa siamo rimasti lì, nel cuore trasparente di quel mondo nuovo, a sopportare immobili la notte.

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Nicola H. Cosentino (1991) è nato a Praia a Mare (CS) e vive tra Roma e Cosenza. Giornalista pubblicista, ha collaborato per anni con il Quotidiano del Sud. Dal 2014 cura la pagina culturale del blog Venti, di cui è cofondatore, e organizza il festival di cinema indipendente Brevi d’Autore. Ha pubblicato alcuni racconti su Colla, scrive di letteratura su minima&moralia. Il suo primo romanzo è Cristina d’ingiusta bellezza (Rubbettino Editore 2016).