Pastrengo | rivista e agenzia letteraria

© Stefan Tärnell

la paura

Un racconto di Claudio Panzavolta
Numero di battute: 2489

L’ombra che rifletteva contro il muro era più massiccia di quella di un tempo. Una macchia nera contro il bianco dell’intonaco.
Tirò su col naso. Sputò.
«Devi smettere di fumare» disse lei. Anche la sua ombra si muoveva flessuosa, poco più indietro.
Sembravano belli, visti così; con un futuro ad attenderli alla fine della via, alla fine della pineta, alla fine di quella torrida estate.

E invece c’era quel costume, un regalo che lui non sapeva. «Come fai a non ricordarti? Tre anni fa, prima di partire» gli aveva detto lei, e la voce le tremava.
Non era stato lui a regalarglielo. I suoi slanci non andavano mai oltre una scatola di cioccolatini, una sottoveste, un portamonete – oggetti innocui, poco vistosi.
E adesso quel costume torniva le eccedenze di lei, sotto la camicia sformata. Lei che era sua moglie da più di vent’anni.

Il bagnino li accompagnò ai lettini. Li aprì. Scosse le tele, per pulirli.
Si spogliarono.
«Mi metti un po’ di crema?» disse lei.
Scivolando lungo la spina dorsale, i polpastrelli gli si impigliarono nel laccio del reggiseno.
La fantasia aveva una trama semplice, banale. Chiunque fosse stato a regalarle quel bikini, doveva essere privo d’immaginazione – una persona simile a lui, in fondo.

Si svegliò poco dopo mezzogiorno.
«Dormi?» le chiese.
La schiena di lei si sollevava e rilassava al ritmo del respiro.
Fu allora che udì lo strillo. Un grido lontano, fagocitato dal frastuono del mare.
I bagnanti corsero al bagnasciuga.
Un bagnino di salvataggio stava spingendo al largo un catamarano.

«Quel costume. Chi era stato a regalarglielo?»

Anche lei si svegliò.
Raggiunsero la battigia, insieme.
Il bagnino avanzava contro le onde, verso quella mano che ora, solo ora, scorgevano di tanto in tanto, tra i flutti.
Lei appoggiò la schiena contro il suo addome, come per cercare un contatto.
Lui spostò lo sguardo a terra. Fu un sollievo scoprire che le loro ombre erano di nuovo lì, sulla sabbia bagnata, dura.
Il laccio del bikini gli solleticava il petto, come a provocarlo.
Quel costume. Chi era stato a regalarglielo?

Non gli importava più saperlo, ora che il bagnino afferrava il braccio della ragazza, ora che anche i loro corpi maturi erano tornati a sfiorarsi, riavvicinati dal pericolo, dalla paura, proprio come un anno prima, nella casa di via Goito, a Bologna, dopo la strage alla stazione.
Quel due pezzi non doveva significare nulla: lo decretò in silenzio, accogliendo la mano della moglie nella sua.
La gente, intanto, risaliva verso gli ombrelloni, sollevata.
Ma loro rimasero lì, sul bagnasciuga.
Soli, vicini.

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Claudio Panzavolta è nato a Faenza nel 1982. Dopo essersi laureato in Storia d’Europa presso l’Università di Bologna, ha studiato Sceneggiatura cinematografica e televisiva a Roma. Ha pubblicato il romanzo L’ultima estate al Bagno Delfino (Isbn Edizioni 2014). Sulla rivista «Flanerí» è uscita la sua novella a puntate Cuore di Ruggine.  Vive a Venezia, dove lavora come redattore editoriale presso Marsilio Editori.