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Non abbracciarmi di Carolina Crespi

non abbracciarmi

Un racconto di Carolina Crespi
Numero di battute: 2500

Stringo nella mano un sacchetto di plastica pieno di ciliegie scartate, e di noccioli.
L’aspetto seduto su due assi di legno appoggiate su una pietra. L’aspetto e non mi agito: spesso lei tarda agli appuntamenti.

«Spostati» urla dalla strada, «lì dove sei c’è il sole negli occhi!»
Ci sediamo per terra, in un posto senza sole, io appoggio il sacco dei noccioli, lei un mazzo di chiavi pesanti. Tira su un po’ col naso. Poi guarda i miei noccioli e me.
«Ti ho chiesto di venire perché entrambi i nostri padri trasportano cavalli.»
«Dove sono le ciliegie?» chiede lei.
«Entrambi, da Vicenza a Siena, cavalli diversi su camion diversi.»
«È vero che i tuoi ti riportano al tuo paese?»
«Fai solo domande.»
«Ti riportano dove ti hanno preso.»

Io taccio. A scuola mi hanno detto di non abbracciare anche se mi viene voglia di farlo. Mi hanno detto che gli altri non sono la mamma, che gli altri non sempre hanno piacere che li si abbracci. Mi hanno detto che sto crescendo, che alcuni mi trovano più schifoso, altri solo più alto. Sono alto come quasi tutti, di alcuni anche di più. Di lei, per esempio, che è bassa e ha tutti i nei che le macchiano le spalle.

«I cavalli era una cosa in comune per iniziare a parlare.»
«Non mi hanno mai portata a vedere da dove vengo.»
«Perché è a due passi da qui, non serve portarti. Puoi andarci anche adesso.»
Le guardo i sandali con il tacco.
«Oppure potresti venire a vedere da dove vengo io.»
«Non credo che mi divertirei. I cavalli non sono una cosa abbastanza in comune.»

«I cavalli non sono una cosa abbastanza
in comune.»

Michela si alza, guarda la corriera che si è fermata là dove la strada curva. Mi viene da abbracciarla, da toccarle il vestito di seta, glielo tocco, lei mi sente pesare attaccato ai polsini, non dice niente. Ho paura che uno si strappi incastrato così, tra le mie dita tenaglia instaccabile.

Lei all’improvviso si volta: ha gli occhi arrossati di rabbia.
«Non mi interessano le cose che dici!»
Si leva dalle tenaglie, inciampa nei noccioli e cade. Non piange, solo si è sporcata il vestito. Le guardo le spalle. Mi viene un’idea specialissima.
«E non abbracciarmi, a scuola dicono che abbracci tutti.»
L’idea mi sfugge. Mi sento rigido, punto per intero da un insetto.
«Non ti abbraccio, lo giuro.»

«Sediamoci sui legni. Il sole se n’è andato» mi dice.
Io raduno i noccioli e li rimetto nel sacco, prendo le sue chiavi pesanti, faccio un salto perché mi viene e spero che lei mi veda, ma lei è già seduta sui legni, di spalle, e guarda la strada.

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Carolina Crespi (1985) è nata a Busto Arsizio e ha studiato Filosofia a Milano. Ha pubblicato due raccolte di racconti dal titolo Quello che mi rimane (Giraldi, 2008) e Il futuro è pieno di fiori (NoReply, 2012). Un suo racconto è stato incluso in Quello che hai amato (Utet, 2015), antologia curata da Violetta Bellocchio. Attualmente insegna italiano e collabora con diverse riviste.