Pastrengo Agenzia Letteraria

Monthly Archives: ottobre 2021


racconto Mattia Grigolo

scogli

Un racconto di Mattia Grigolo
Numero di battute: 2005

I due anziani guardano verso il mare. A vederli sembrano un’unica fragile struttura. Si sostengono tramite l’intreccio di ossa saldate tra loro dal tempo e dagli spazi vuoti tra la vita. Mischiati, coperti da pelle che ha perduto elasticità, quasi sfaldata. Come i palloncini testardi sotto il sole. Una pellicola, un lenzuolo di epidermide macchiata.

Le loro membra si isoleranno in granelli, un giorno, poi atomi e dopo nel niente. Perché la saggezza offre consapevolezze, ma non conserva.

Sono stanche le loro schiene curve come canne di bambù nel vento, mentre lui si prende il gesto delle onde e lei è uno scoglio, incastonata al suo fianco, sullo stesso lettino di legno laccato bianco e tessuto di tela a bande. Osserva la nuca calva del marito, guardandoci attraverso e percependo le ombre specchiate nei pensieri dell’uomo che ha dimenticato di essere stato.

«La saggezza offre consapevolezze, ma non conserva.»

La radio dello stabilimento ronza una canzone che non ascoltano – forse nemmeno arrivano a sentire – passa attraverso i loro corpi come un filo di fumo, un tratto di acquerello. La musica si perde lontana, ingoiata negli abissi oppure pulita dalle nuvole protette dall’orizzonte.

Traslucidi semi di sabbia si aggrappano alle gambe della donna, sentieri varicosi si inerpicano dai polpacci fino alle ginocchia, che sembrano piccoli teschi mascherati.

L’uomo si tiene saldo all’asta dell’ombrellone aperto, come una medusa sopra le loro teste, teme di essere portato via, lui, questo foglio di carta da forno. Forse pensa di avere ossa cave e lei, così sottile, forse immagina di essere il suo aquilone.

Intanto il tempo scorre ed è come se fosse mezzo secolo fa, immobili nello stesso istante, solo meno solidi. Com’è difficile fare spazio nel mondo. Per questo si amalgamano, come gli alberi con l’asfalto, per proteggersi e conservarsi. Solo il mare non ha mai voluto abbracciare il cielo. Se ne sta lì da molto più di loro, ad andare e venire, così noioso e impassibile e per sempre giovane.

«Quanto ha fatto l’Albinoleffe?» gli chiede lei.

bio Mattia Grigolo

Mattia Grigolo vive a Berlino. Ha fondato Le Balene Possono Volare, progetto di laboratori ed eventi creativi, il magazine di approfondimento Yanez, la rivista letteraria Eterna e il progetto Noi Berlino. Ha pubblicato o sta per pubblicare racconti e altre cose su 'Tina, Crack, L’Inquieto, inutile, Split, Not, Rolling Stone, Spaghetti Western, Cedro Mag, Rivista Blam, Yanez, Bomarscé, Salmace e forse altri.

racconto laurito eleonora

cocci

Un racconto di Rosaria Eleonora Laurito
Numero di battute: 2424

Un vago sentore di carne bruciata e panini le arriva al volto come uno schiaffo. Arriccia il naso per il disgusto, tappa all’istante la bocca con tre dita. Intanto arranca sulla stradina, inspirando ed espirando ritmicamente per allontanare l’incipiente attacco di panico (è grazie a lui se ora sa dare una definizione a quel malessere così scuro e denso).

Si chiede, distratta, come faccia il sole a bucare una cortina di nuvole opache tanto fitta: eppure, deve riuscirci perfettamente, a giudicare dall’appiccicume che avverte su ogni centimetro di pelle.

Inciampa nello scheletro di una sedia di paglia, mantiene a stento l’equilibrio. La frangia le si incolla sulla fronte.

Ma come ha potuto portarla in un posto simile, spacciandolo per quieta, fresca, aromatica (aromatica, esatto) e a tratti persino romantica (imperdonabile il gioco di parole) area picnic? Lei, che detesta gli ingorghi di esseri umani dalla bocca piena e dalle risate sguaiate, per non parlare poi di quelle paurose grigliate in cui, più che arrostire il pranzo, si rischia di finire ben gratinati dalla cocente calura del quindici d’agosto.

«Cosa
le serve
ancora?»

Je non avrebbe mai sospettato di poter divergere in gusti o opinioni da Na, lo stesso Na che le solleticava le punte dei piedi strimpellando Le cose in comune. Forse, riflette, avrebbe dovuto ascoltare il testo con maggiore attenzione: ma allora cos’è, cosa ti serve ancora?

Cosa le serve ancora?

“C’è uno spazietto qui, vieni” si sente chiamare. Vorrebbe che Na si riferisse ad un posticino nel suo cuore, solido, accogliente. Gradisce un po’ meno il riferimento, assai più realistico e crudo, ad una sgangherata panchetta a fianco alle bistecche fumanti di una rubiconda famigliola tedesca. Si domanda, mentre percorre svogliata i pochi metri che la separano dal penoso nido d’amore, se sia opportuno ricordargli di essere vegetariana. Poi incrocia i suoi occhi tiepidi.

Soltanto lo sguardo non è proprio uguale perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello canticchia a mezza voce, facendogli cenno. Lui, intanto, allinea con cura le posate sul tavolino zoppo. La sente arrivare. Non si volta.

Ora Je avverte di nuovo una pressione rumorosa sul petto – l’ansia – di qualcosa che si stia spezzando. Colpa di Na?

Non osa cadere nello smielato riferimento al trito e ritrito muscolo cardiaco; però solo a lei toccherà, da quell’istante in poi, il compito di scavare dentro ad entrambi per raccogliere i cocci.

laurito rosaria eleonora bio

Rosaria Eleonora Laurito (2005) frequenta il quarto anno del Liceo Classico a Vallo della Lucania (SA). Assieme al teatro, ai gatti e all'ironia, la scrittura è una passione che coltiva da sempre, e di recente ha seguito un corso presso la Scuola Holden di Torino. Cocci è il primo racconto che pubblica.

montesi sebastiano racconto

lì sul bordo

Un racconto di Sebastiano Montesi
Numero di battute: 2490

Oggi finalmente è il grande giorno. Complimenti. Lo sapete entrambi e sorridete. Ormai sono tre giorni che pensate solo a questo. E adesso finalmente è il grande giorno. Oggi l’acqua è lunga e ferma. Luminosa. La pittura azzurra del fondale si proietta fra gli strati scivolosi di acqua e cloro e li colora.

Voi siete seduti sul lato occidentale della vasca, quello corto, di fianco ai trampolini, con le caviglie sottili immerse nell’azzurro trasparente. Avete dodici anni e intorno a voi non c’è nessuno – giusto il sole e le ombre dense delle tre del pomeriggio. Il costume in lycra vi si appiccica alla pelle. I bordi porosi in pietra calcarea vi pizzicano i glutei ancora umidi. E poi l’odore pallido del cloro, che vi arriccia le narici e vi pizzica un po’ gli occhi. Ma a voi non interessa. Non ci fate neanche caso. Siete presi da voi stessi e da nient’altro.

Pieghe impercettibili e bagnate si propagano concentriche dalle articolazioni tibio-tarsiche delle vostre quattro gambe parallele fino ai bordi della vasca. Lentamente, silenziose, rotolando. Si appiattiscono morbide alle sponde piastrellate e rifluiscono allentate verso il centro. E anche un po’ verso di voi, che le fate ripartire. Non ci fate neanche caso.

«Non ci fate neanche caso.»

Oggi il sole pende a picco sopra l’acqua. Un reticolato bianco di linee stropicciate galleggia in superficie. L’ombra magra delle vostre quattro gambe si allunga fragilmente verso il fondo. E intanto il sole vi si scioglie sulla pelle. Pelle morbida e abbronzata dall’estate. Pelle castana e leggermente rossa, soprattutto sulle spalle. Pelle oliata da una patina leggera di latte protettivo che si appiccica al sudore, e che quando poi vi tufferete – finalmente, sorridenti, senza fretta – formerà un velo lucido e burroso tutto intorno all’epidermide – e le gocce inizieranno a rotolare, lentamente, tutte intere, fino a perdersi nell’acqua e galleggiare. Insieme a voi.

Ecco. Adesso vi state lentamente avvicinando. Le vostre mani sono quasi una sull’altra. Un paio di centimetri soltanto. Intorno a voi l’odore blu della piscina, la curvatura stanca delle sdraio, i trampolini arrugginiti e granulosi che si flettono sull’acqua, lievemente.

Gli unici respiri sono i vostri.

Gli altoparlanti della piscina suonano Girls Just Want to Have Fun. Un guscio di nuvole grigie si accavalla sopra il sole e per un attimo fa freddo. Ora è tutto un po’ più scuro.

Siete ancora più vicini. Manca poco. Quasi niente.
Forse adesso vi tuffate.
Oppure no, restate fermi.

Respirate.

montesi sebastiano

Sebastiano Montesi (1993) ha frequentato il master in Arti e mestieri del racconto presso l’università IULM. Attualmente collabora con le redazioni di Guanda Editore, Bompiani, Salani Editore e Iperborea. Ha pubblicato racconti su CrapulaClub e Ukizero.