Pastrengo | rivista e agenzia letteraria

Monthly Archives: dicembre 2019


giulia
cavaliere

Giulia Cavaliere (1985), scrittrice e critica musicale. 
Si occupa di canzoni, cultura pop e libri per diverse testate italiane. Collabora stabilmente con «il Corriere della Sera», «Esquire Italia» e «Rolling Stone Italia». Suoi articoli sono comparsi su «IL Magazine», «Linus», «il Mucchio Selvaggio» ed è stata redattrice di «the Towner». Ha partecipato all'edizione 2019 del programma televisivo Extra Factor, ha scritto e condotto il programma radiofonico Souvenir per Rete Due su RSI.

Ha pubblicato il libro Romantic Italia (minimum fax, 2018), da cui è stato tratto il podcast omonimo per storielibere.fm, nella top 5 dei podcast italiani del 2019 secondo la classifica Apple.

eloisa morra racconto

eredità biologica

Un racconto di Eloisa Morra
Numero di battute: 2500

Si erano incrociati per la prima volta al meeting di facoltà per neoassunti, ma non l’aveva notato. Bizzarro tornare da ricercatrice nel dipartimento che l’aveva vista matricola dopo il dottorato all’estero: tutto era familiare e insieme strano, come le traslocazioni cromosomiche studiate nel paper di Nature che ne aveva favorito il ritorno. Per il nuovo associato era diverso: apparteneva all’ultima generazione in grado di percorrere l’impervia traiettoria accademica senza troppi sbalzi sulla carta geografica.

Per intuire ci fossero tutti i requisiti era bastato uno sguardo e qualche chiacchiera. «Ti ammiro, sai?» le aveva detto alludendo al suo rientro; in quel momento aveva pensato la capisse. Insieme erano belli, in più d’una persona si era girata a guardarli durante le loro passeggiate sulla Dora; non esser solo lei al centro degli sguardi le dava sollievo quanto sentirne i passi misurati, anche se un bacio non c’era ancora stato.

Una volta li sorprese la pioggia: chiusi in un caffè il pomeriggio d’autunno era passato senza che se ne accorgessero, poi lui prese a guardarla come volesse dipingerla.
«Ho visto una tua foto compromettente» bisbigliò scherzoso.
«Quella sul sito del dipartimento? Oddio.»
«Quella in cui fai Ofelia.»
«Ah, Vogue

«Di un ragazzo avrebbero mai detto lo stesso?»

Di quel giorno lontano non ricordava che un dettaglio, il suo sguardo stupito allo specchio quando il parrucchiere le aveva allestito un faux bob che da lisci aveva reso i capelli mossi e fruscianti come foglie.
«Quanti anni avevi?»
«Diciotto?»
«Eri creatura.»
«Eoni fa. Però divertente, un giorno da luna park.»

Quello era l’effetto che le aveva fatto quel mondo: starci un paio d’ore, poi di corsa scappare a lavarsi i denti dopo lo zucchero filato. Eppure riguardando quell’immagine vedeva solo una ragazza in sangallo che sorride della sua pelle troppo chiara, vulnerabile a una luce non diversa dai neon del laboratorio. Le venne in mente la didascalia apposta sul giornale pochi mesi prima dello shooting, quando unica nel suo liceo aveva ottenuto cento e menzione.

«Bella e intelligente. Di un ragazzo avrebbero mai detto lo stesso?» E gli lanciò uno sguardo eloquente.
L’associato però sembrò non capire: «Stavi bene con i capelli mossi. Sbarazzina».
Lei lo guardò socchiudendo gli occhi: prima di pronunciare quel «devo proprio andare» era già fuori dal bar, e a lunghi passi si era affrettata sul Lungofiume. Fuori aveva smesso di piovere, la superficie scura delle pozzanghere rivelava foglie rosso-oro: sarebbero rimaste fino a domani.

eloisa morra bio

Eloisa Morra è autrice del saggio Un allegro fischiettare nelle tenebre. Ritratto di Toti Scialoja (Quodlibet 2014, Special Mention Edinburgh Gadda Prize 2015); suoi racconti e articoli sono apparsi su Los Angeles Review of Books, Alias – il manifesto, Nazione Indiana e Flash Art. Insegna Letteratura italiana e Cultura visuale all’Università di Toronto.  

racconto mirco roncoroni

autolavaggio

Un racconto di Mirco Roncoroni
Numero di battute: 2435

«Pulire l’auto di qualcuno è come pulirgli la coscienza…»
Mi parlava senza distogliere lo sguardo dalla carrozzeria. Vidi la fronte imperlata di sudore e vapore acqueo, l’idropulitrice imbracciata come un fucile a pompa.
«Quando la restituisci la vogliono trovare linda, immacolata...»

Vidi il labbro inferiore inarcarsi, le narici divaricarsi, un’ombra di disgusto dipingergli gravemente il viso, i nervi a fior di pelle e poi swam! Esplose un colpo di acqua compressa contro la vettura. Vidi le ampie volute al detergente riempire il garage e scheggiarsi di arcobaleno, colpite dai resti del sole penetrati nel rotto della finestra.

Cessato il fuoco d’acqua, la bocca si distese in un ghigno e il fucile scivolò in una sola mano, rivolto a terra gocciolante. Vidi quel corpo scolpito nel vapore, come risorto dagli scarichi, dai rivoli di chimica detersiva che correvano giù nel ventre putrido della terra. Un castigatore generato nel seminterrato fradicio di una stazione di servizio, sul margine di una provinciale tra due rotatorie, tutt’intorno campi e piante di granturco bruciate dal sole.

«Tutt’intorno campi e piante
di granturco bruciate dal sole.»

Bruciassero, quelle figlie di puttana! E tu con loro!
La bestia umana ansimava nella sua tana, in quel pozzo nero di coscienze da ripulire, randagie, irredente. L’idropulitrice il suo fucile, la purga da somministrare.
Questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.
E te lo pianto in gola!
Vidi i suoi occhi spalancati e vuoti guardarmi, due fari spenti nella nebbia. Un fremito freddo prese a galopparmi la schiena.

«Mi segui ragazzo?»
Il suono di quelle parole mi svegliò di soprassalto da un sonno in cui non ero certo di essere caduto. Il vapore diradava e riconobbi la stessa sagoma pingue e inoffensiva che avevo scorto appena sceso nella rimessa.
«Sono i particolari che contano… Gli aloni agli angoli del parabrezza, la maledetta acqua che sgocciola dalle fessure degli specchietti e lascia una riga di calcare sulla portiera, i residui incrostati dei cazzo di insetti spiaccicati sui fanali…»

Mi parlava senza distogliere lo sguardo dalla carrozzeria. Annuii provando ad abbozzare un sorriso complice. Vidi il labbro, le narici e ogni cellula di quel corpo predisporsi a un nuovo colpo, storpiarsi nel riflesso dei cristalli. Tornai sul piazzale della stazione. Il fiato caldo e stagnante del cemento opprimeva il respiro. Oltre i campi di granturco, un grumo di nuvole livide cominciava a rampicare il cielo.

Mirco Roncoroni Bio

Mirco Roncoroni (1989) vive e lavora a Bergamo. È stato caporedattore di Ctrl magazine e coautore del libro Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza (Ctrl Books, 2018). È il vincitore del secondo bando della rivista The FLR per un racconto inedito e del concorso Luberg 2019. Ha fondato il blog Salmuria.

sonia di palma racconto

la bestia

Un racconto di Sonia Di Palma
Numero di battute: 2492

Quando lei gli disse che il loro cane ultimamente le ringhiava contro, che per questo motivo aveva preso a chiamarlo la bestia, lui ribatté che avrebbe dovuto rispettarlo di più a cominciare dal nome, e che forse era soltanto geloso del bambino nato da poco.

Lei, la mattina seguente, prese dalla culla il bambino che piangeva e con le lenzuola da lavare sotto al braccio si diresse giù in cantina, dove trovò la bestia, che appena li vide rizzò il pelo e mostrò i denti, come se li stesse aspettando. Maledisse se stessa per la leggerezza con cui la sera prima aveva affrontato la questione, perché si sentiva ostaggio in casa sua: era evidente che la bestia non la perdeva d’occhio un istante, e sembrava anticipare le sue mosse.

Non sapendo che fare, raggelata, pian piano fece le scale a ritroso, reggendosi alla ringhiera con una mano e sorreggendo il figlio con l’altra. Una volta arrivata in cima cercò di chiudere la porta per potersi mettere al sicuro, ma la bestia in tre balzi la assalì. Cadde a terra e sbatté la testa, mentre la bestia schiumando bava tirò via il bambino in lacrime da sopra il corpo di lei. Lo trascinò nella sua cuccia, dopodiché tornò dalla donna intontita, le ringhiò contro e affondò i denti nel suo polpaccio.

«La bestia
non la perdeva d’occhio
un istante.»

Il marito, rincasato in quel momento, vedendo la scena si scagliò contro l’animale, e gli ruppe in testa un pesante soprammobile. Poi chiamò i soccorsi, e a quel punto non poté che prendere atto della minaccia. Ricordò quando lo aveva preso con sé, terzo di una cucciolata di sette, di cui il proprietario voleva sbarazzarsi dicendo che era strano, perché ringhiava a tutti quelli che si avvicinavano alla madre o ai fratelli, come se avesse un talento speciale per l’accudimento. Eppure, da quando viveva con lui gli aveva dato solo affetto incondizionato, e proprio per questo aveva deciso di portarselo nella nuova casa dopo essersi sposato. Purtroppo adesso era tutto cambiato, e così a malincuore lasciò che le autorità veterinarie lo sopprimessero.

Tempo dopo, una mattina, quando per fortuna tutto sembrava essere dietro le loro spalle, la donna si svegliò, e notò che era proprio una bella giornata. Di quelle da ricordare. Tirò via le lenzuola dal letto e prese dolcemente il figlio dalla culla per non svegliarlo. Scese in cantina e indisturbata, dato che non c’era più la bestia a impedire quello che voleva fare da tempo, si avvicinò alla lavatrice, aprì l’oblò, infilò dentro suo figlio, e azionò il tasto di accensione della macchina.

sonia di palma bio

Sonia Di Palma (1979) nasce e vive a Fucecchio, in provincia di Firenze. Laureata in Giurisprudenza, è allieva della Scuola Carver di Livorno. La sua prima raccolta di racconti uscirà per la casa editrice Valigie Rosse nel 2020.